Francesca Rosati Freeman

Montagna,
madre che nutre corpo e spirito,
rappresentazione femminile del potere creativo,
ricerca perenne dell’elevazione dell’anima…

Le montagne sono da sempre custodi di tempi, spazi e popoli antichi. Vette remote sul declinare dell’Himalaya appena al confine con il Tibet hanno protetto una popolazione in particolare, i Moso, minoranza etnica matriarcale insediata nello Yunnan, a sud delle nuvole, come vuole il significato del nome di questa provincia cinese. E proprio tra le nuvole e le montagne, i Moso hanno vissuto intatti lontani da contaminazioni e alterazioni a stretto contatto con la natura e soprattutto sotto il riparo amorevole di Gammu.

Il giorno di festa dedicato a Gammu. Yunnan, Cina, 2015 (foto di F. Rosati Freeman)

Gammu si erge là, figura maestosa, distesa sulle sponde delle acque blu e trasparenti del lago Madre. Si specchia nelle sue acque tra le quali risplendono miriadi di ottelie come stelle d’argento e dall’alto sembra guardare e proteggere persone e luoghi circostanti.
In questa natura splendida e percepita tutta al femminile non si può non constatare il legame profondo che lega le donne alla Natura e alla Terra Nutrice. Qui le donne Moso la ricevono come un dono sacro dalle loro antenate, la amano, la curano e la rispettano. Esse hanno un sapere millenario che tramandano di generazione in generazione. Nella natura si ritrova il potere creativo e nella donna si riconosce la continuità della funzione creativa, così che natura, sacralità e donna diventano una sola entità… Da qui il grande rispetto per la natura e per le donne.

Gammu è la venerata Dea Madre, la montagna più alta, la più grande e la più imponente di tutte nonché la più bella. È circondata da altre montagne, ciascuna delle quali incarna altrettante divinità maschili o femminili che si pongono come mediatrici tra il cielo e la terra.

Lago Lugu e Gammu visti da Luoshui.Yunnan, Cina 2015. (foto di F. Rosati Freeman)

Tutta la popolazione della zona, più di 40.000 abitanti, la onora. Nessuno ha mai pensato di rinunciare al culto della propria protettrice, anche quando un’altra religione si è imposta per convertirli. La leggenda racconta che Gammu si sia recata a Lhasa per farsi accettare nel pantheon delle divinità buddiste. Che nessuno dimentichi che la vita viene da lei e che lei può essere insieme forza creatrice e potenza distruttrice.

E mentre ogni giorno i mulinelli di preghiera tipici del buddismo tibetano vengono fatti ruotare, le sagge persone anziane percorrono le strade del villaggio recitando delle preghiere per ingraziarsi i favori degli spiriti della natura, e malgrado il lamaismo sia in ascesa nei confronti dello sciamanesimo primitivo, il culto di Gammu permette ai Moso di continuare ad adorare la loro protettrice, la Dea Madre e dea dell’amore e della fecondità.

Una leggenda racconta che le acque del lago Lugu sono le lacrime versate da Gammu dopo aver perduto il suo amante Azhàpula punito per essersi troppo attardato con lei e trasformato in montagna.

La perdita del suo amante rese Gammu così triste e inconsolabile che il fiume di lacrime formò un lago ai suoi piedi.

Nelle altre leggende, Gammu prende la fisionomia di una tessitrice instancabile che con molta abilità riesce a raffigurare sui suoi tessuti elementi della natura come fiori e uccelli.

Lei ha molto a cuore il suo popolo: quando la regione è stata colpita da una grave siccità, lei si mise a pregare e poi a piangere senza fine al punto che il lago stette per straripare.

Queste ed altre leggende vengono tramandate oralmente dalle nonne e dalle madri come quella che BimaLamu racconta ai suoi nipoti.

BimaLamu (la nonna):
ti racconto una storia molto molto antica, sai come si è formato il Lago Lugu? Conosci la leggenda del Lago Lugu?

DinZi (11 anni):
Io la conosco. E’ andata così: c’era un buco da cui usciva l’acqua e un pesce era incastrato nel buco. Un ragazzo che pascolava gli yack ha visto il pesce e ne tagliò un pezzo per nutrirsi.

BimaLamu:
Quando è successo questo, il lago non esisteva e noi abitavamo in una pianura che adesso è in fondo alle acque del lago. Xiao Yong Zhu lo sapevi ? e quando il ragazzo ne tagliava un pezzo, il giorno dopo la carne del pesce si rigenerava e così continuò a cibarsene giorno dopo giorno. Quando [la gente del villaggio] tirò il pesce buori dal buco, ne uscì tanta acqua che inondò tutto il villaggio. Tutti rimasero travolti, tranne una madre, che vedendo arrivare l’acqua mentre stava dando da mangiare ai maiali, saltò sulla mangiatoia di legno e iniziò a remare con forza. L’unica ad essere sopravvissuta fu quella madre e il Lago Lugu è il Lago Madre dei Moso e la mangiatoia di legno è diventata il mezzo di trasporto per muoversi nel lago. Questa è la storia del lago, vuoi conoscere altre storie ?

Xiao Yong Zhu (7 anni):
Da dove è venuta la montagna?

BimaLamu:
La dea Gammu esisteva già nell’antichità, era una bella ragazza moso su un cavallo bianco che sapeva suonare il flauto. Protegge la nostra terra.

Xiao Yong Zhu:
Perché vive nella grotta?

BimaLamu:
Le piace, la grotta è la sua casa, come la nostra zumufanzi. Un giorno vi porterò a visitare la dea.
Proprio prima di raggiungere la sua sommità, Gammu offre la sua grotta,
profonda…
potente…
magica.

Dopo il tratto in seggiovia che sorvola gli abeti, si scoprono magnifiche azalee e rododendri selvatici. Le scimmiette che vivono lì custodiscono l’entrata della grotta e si avventurano verso i visitatori nella speranza di un po’ di cibo o solo per giocare con loro.

Tutta questa atmosfera non può pertanto farci dimenticare che si tratta di un luogo di preghiera e di profondo raccoglimento. Delle offerte sotto forma di soldi e di doni sono lasciati davanti ad alcune forme rocciose particolarmente evocatrici e suggestive. Le interpretazioni delle forme di queste rocce permettono effettivamente di riconoscere qui un drago alato, là un donna che porta il suo bambino in braccio, ciascuno facendosi trasportare dalla propria immaginazione.

Entrando dentro questa grotta è come ritrovarsi all’interno del ventre di nostra madre, separati dal mondo esterno e totalmente protetti. La presenza dell’acqua che cola qui e là lungo gli anfratti rocciosi permette di purificarsi. Scoprire lentamente e con meraviglia ogni angolo della grotta, dove i suoni sembrano dei versi primordiali, costituisce un’esperienza che, una volta usciti di nuovo alla luce, ci offre questa impressione favolosa di una totale rinascita del nostro essere.

I giorni in cui non c’è né pioggia né vento, Gammu appare in tutto il suo splendore riflessa nelle acque del lago come in uno specchio, donando un quadro di una bellezza indescrivibile, una simbiosi totale nella quale cielo e acqua si fondono, dove spirito e materia si ritrovano in perfetto equilibrio, dove il sacro e il profano si mescolano all’infinito.

Con la sua forza così imponente che emana dai suoi 3700 metri, lei è la potenza che protegge e accoglie nelle sue braccia tutti coloro che hanno bisogno di lei e che la implorano per trovare il grande amore. Le donne incinte si recano da lei in pellegrinaggio perché la divinità protegga il loro bambino.

Ogni anno, il 25esimo giorno del settimo mese del calendario lunare ha luogo la festa più importante: la Zhuan Shan Jie (festa attorno alla montagna) che richiama tutti gli abitanti giovani e vecchi dei villaggi vicini in un pellegrinaggio che li conduce al santuario situato al centro della montagna intorno ai 3000 m di altitudine. I preparativi cominciano il giorno prima. Le ragazze e i ragazzi preparano con cura il loro costume tradizionale e l’acconciatura tipica ornata di perle e di fili di seta che indosseranno il giorno dopo per danzare attorno al fuoco accompagnati dal suono del flauto e con canti inneggianti alla bellezza e alla potenza della grande Dea Madre.

Il giorno della festa una grande cerimonia si svolge sulle pendici della montagna. Un enorme stendardo con la raffigurazione di Gammu su un bellissimo cavallo bianco viene innalzato al risuono delle conchiglie, simbolo di pace e mentre i lama recitano i loro mantra, gli sciamani daba vestiti nei loro abiti da cerimonia occupano la scena con preghiere e offerte, per un buon raccolto, per la protezione dei campi, per allontanare inondazioni, grosse tempeste e terremoti. Gli abitanti sono convinti che se loro faranno di tutto perché Gammu sia contenta, lei li proteggerà al meglio. Altrimenti, c’ è da temere che lei possa dispiegare la sua forza distruttrice.

I presenti salgono a piedi fino al santuario muniti di rami di pino e cereali, ci si inchina davanti all’immagine di Gammu, si fanno bruciare gli aghi di pino, una grande fragranza si diffonde nell’aria purificandola e si offrono i cereali alla Dea girando più volte attorno al santuario dove ognuno viene ad appendere le bandierine di preghiera. Numerose bandierine di preghiera con il simbolo del cavallo alato sono appese anche attorno allo stendardo perché il vento trasporti le preghiere di pace, di prosperità, di longevità e dell’armonia del vivere bene, il più lontano possibile.

Si avvicina l’ora del pranzo e dai tendoni montati nella prima mattina arrivano odori di carne e patate abbrustolite e piatti di riso accompagnati da tè verde che vengono distribuiti a tutti i presenti in un rituale di condivisione che riporta tutte le persone alla comunanza e all’unione, quei valori di Madre Terra e Gammu custoditi nel cuore di ciascuno.

La montagna, la sua grotta, la cerimonia con i suoi festeggiamenti ci fanno rivivere sensazioni che la nostra memoria non ha saputo trattenere e che qui rifioriscono miracolosamente…perché duri il nostro legame spirituale più profondo con il “Grande Tutto”.