Forum di Francesca Rosati Freeman

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Sono un amante della Cina dove vado frequentemente anche perché ci vive mia figlia e i miei splenditi nipoti. Non non avevo mai letto della società Moso e vorrei acquistare il libro. Come fare e dove? eventualmente editore o altro Grazie. - Giovanni - 14-01-2017

 

Può trovare il libro presso la libreria le Sorgenti di Katia Maurelli a Bolsena. Se dovesse essere esaurito la prego di ri-contattarmi. Grazie! - Francesca

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Cara Francesca, sono una delle donne venute alla Campeggia per la proiezione del tuo film, una decina di giorni fa, sono venuta da Firenze con Laura Sabina e altre. Intanto ti ringrazio tanto del tuo lavoro, e della tua presenza fra noi. E poi volevo chiederti se posso proiettare il tuo film Nu Guo (abbiamo un cd) in una mia classe: si tratta di una seconda di un liceo di scienze umane di Firenze, dove insegno storia e geografia. L'anno scorso, in prima, abbiamo tanto parlato dei lavori di Marija Gimbutas, ho distribuito fotocopie da "La civiltà della dea" e le ragazze si sono entusiasmate, le hanno studiate e discusse, e non se ne sono mai più scordate; l'anno prossimo non credo che avrò più questa classe e mi faceva piacere concludere il biennio con il tuo film. Occorre qualche pratica? In classe abbiamo un computer che può proiettarlo sulla lavagna.
Grazie ancora, un abbraccio. - Simona - 23-05-2016

 

Cara Sabina, ti invio la liberatoria, mandami però tutti i dettagli, luogo, data e ora della proiezione. Importante mostrare questo film se come mi descrivi l'insegnante fa un lavoro di preparazione che può essere molto proficuo per gli studenti. L'ho già presentato in una decina di licei e il risultato è entusiasmante.
Un abbraccio. - Francesca

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Cara Francesca, ti scrivo anche a nome delle tre sorelle che con me sono venute da Firenze alle Campate,sabato scorso, per assistere alla proiezione del tuo film e ascoltarti parlare dei Moso (delle Moso, anzi!). Non siamo riuscite a salutarti per bene al momento di venire via, ma volevamo ringraziarti tanto, ci è piaciuto moltissimo il tuo film, e soprattutto il tuo modo di porti e di essere, così semplice e profondo al tempo stesso; ci auguriamo di incontrarti di nuovo presto in altre occasioni. Abbiamo ordinato il video sulla Montagna Sacra e lo vedremo insieme nel nostro cerchio di Firenze. Ciascuna di noi sta elaborando le molte cose che ci hai offerto in riflessione, e te ne siamo grate. Un caro abbraccio da tutte noi, e un sincero augurio di buon lavoro! - Sabina, Simona, Daniela, Jane - 15-05-2016

 

Carissime,
conoscervi, farvi conoscere la cultura matriarcale delle Moso e avere degli scambi interessanti con voi tutte è stato un grande piacere.
Grazie per le vostre parole gentili, sono sempre benvenute quando sgorgano dal cuore e provengono da donne come voi.
Una raccomandazione: se proiettate il Nu Guo o la Montagna sacra in un luogo aperto al pubblico, vi prego di informarmi per la liberatoria (le due opere sono coperte da copyright). Ma informatemi lo stesso se lo proiettate in privato, nella vostra cerchia, sarei interessata di conoscere reazioni o commenti eventuali. Un grande abbraccio per tutte voi. - Francesca

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Ho apprezzato il documentario che ci ha mostrato qualche giorno fa a Parma, e anche il bel sito web che ho trovato, con molte altre cose interessanti. Se per caso le interessa, le mando il link alle foto che ho fatto nel 1998: http://rcoisson.eu/lugu.html e per altre foto dello Yunnan (Honghe, Diqing, Shaxi, etc) e del Vietnam http://rcoisson.eu/piwigo/index.php?/category/60 Ho visto che ha conosciuto la compianta Francoise Grenot-Wang. Piacere di averla incontrata. - Roberto - 21-01-2016

 

Mio il piacere di averti conosciuto​.​
Belle le foto e il tuo racconto avventuroso. Oggi anche se da poco hanno costruito un'autostrada che da Lijiang porta al lago Lugu, per arrivarci nessuno la prende perché molto cara, per cui anche gli autocarri di linea prendono la vecchia strada sempre fangosa, piena di curve, di buche e di frane, arrivare indenni è come vincere un terno al lotto.
Contenta che il mio documentario ti sia piaciuto.
Cari saluti - Francesca

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Buongiorno, le scrivo dalla Bottega Artigiana di Milano. Oltre ad occuparci di produzioni artigianali in rame, terracotta e legno ispirati a simboli e motivi tradizionali, in particolare celtici ma non solo, abbiamo anche uno spazio dedicato alla vendita di libri che si riferiscano a culture e civiltà antiche e tradizionali, con un'attenzione particolare al femminile nel mito, nell'antichità e in culture altre. Al momento non riusciamo proprio a procurarci il suo libro. Sarebbe possibile comprarne qualche copia direttamente da lei? Grazie per l'attenzione e grazie anche per il meraviglioso lavoro svolto. - Yessica, Bottega - 07-01-2016

 

Certamente, ditemi quante copie ne volete.
Grazie per il vostro apprezzamento e interesse per le culture altre.
Cordialmente - Francesca

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Beautiful fabulous important film - thank work! - Diem Lafortune - 14-04-2015

 

Thanks!!!! - Francesca

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Ciao, sono Agnese volevo avere informazioni sui viaggi che organizzate, per esempio, durata, costi e tappe principali. Grazie mille..ps il libro è bellissimo! - Agnese - 14-07-2014

 

Cara Agnese,
organizzo i viaggi solo per amiche e conoscenti motivate e io vi faccio da accompagnatrice. Non percepisco nessun onorario, ma in quanto organizzatrice e accompagnatrice il mio biglietto e il mio soggiorno saranno inclusi nella spesa totale. Li organizzo con una guida locale di mia fiducia, ci sono già una ventina di persone in lista, ma per quest'anno temo che non ne avrò il tempo. Sto infatti presentando il mio documentario sui Moso in parecchi luoghi dell'Italia e della Francia. Molto probabilmente organizzerò qualcosa il prossimo anno. Bisognerà prevedere la somma di duemila euro circa, per tre o quattro settimane tutto compreso. Non sono inclusi il biglietto aereo (che se prenotato in anticipo costerebbe intorno ai mille euro), il visto (60 euro) e le spese personali in loco come souvenir o eventuali mance. Ti auguro una buona estate. - Francesca


Grazie mille della tua email! Spero di riuscire a venire a vedere una tua presentazione in italia, intanto procedo con la mia ricerca di luoghi al femminile, di culture da cui imparare e di paesi dove posso andare senza avere paura!Deve essere molto bella una vita come la tua, di ricerca e curiosità legata a un mondo che ti ha appassionato e conquistato. La mia visione, il mio desiderio è di creare un gruppo di donne con cui studiare,scambiare, collaborare sugli insegnamenti medici tradizionali, di cui fanno parte gli studi e le conoscenze tramandate ,sul corpo, la vita e la natura dell'essere umano.tradizioni che personalmente sento mancanti e cancellate dal mio bagaglio culturale e storico,in un occidente dove la religione e il patriarcato hanno fatto tabula rasa di un patrimonio culturale immenso. Responsabilità ,che in parte, hanno avuto anche le donne e che ora paghiamo con la perdita di identità e di posto nel mondo e nella comunità. Ti auguro buon proseguimento e auguri per i tuoi progetti! un abbraccio - Agnese - 31-07-2014

 

Cara Agnese,
spero che riuscirai a realizzare il tuo desiderio... la nostra società ci ha talmente allontanati dalle tradizioni e dal sapere antico che riuscire a riappropriarsene è diventata una grande impresa. E' bello però risvegliarsi insieme e condividere...
Non so dove abiti, ma il 3 agosto è prevista una mia presentazione a Porto Sant'Elpidio. Se ci sarai mi farà piacere conoscerti personalmente. - Francesca

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Buonasera, ho letto recentemente il suo libro "Benvenuti nel paese delle donne", e volevo chiederle a proposito di quanto è scritto a pag. 153: "La scrittura pittografica della regione di Lijang ha origine diretta dall'arte rupestre dello Yunnan nord-occindentale ed è strettamente connessa alle scritture oracolari su ossa e bronzo della Cina neolitica". Poichè sono impegnata in una mia ricerca interiore sulla spiritualità dei tempi cosiddetti preistorici, vorrei sapere se ci sono studi che abbiano approfondito la decifrazione di quell'antico codice simbolico, e se tali studi siano accessibili. Con un sentito ringraziamento per lo splendido libro, e scusandomi per il tempo che le sottraggo,le invio i miei più cari saluti. - Laura Calvani - 26-05-2014

 

Cara Laura,
a pag. 180 del mio libro troverai la bibliografia di Christine Mathieu, è una grande studiosa della spiritualità e dei riti sciamani daba presso i Moso e dei riti dongba presso i Naxi. Un caro saluto e buon lavoro!. - Francesca

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Gentile Francesca, mi chiamo Tiziana sono una giornalista e da poco ho iniziato ad inseguire la mia passione "il fotogiornalismo" dopo varie esperienze di photo editor in riviste nazionali, le scrivo perché sto facendo una ricerca sul popolo Moso e dopo aver letto il suo interessantissimo libro, penso che lei meglio di chiunque altro è riuscita a descrivere questa particolare etnia in modo chiarissimo. Io vorrei sviluppare un progetto fotografico sulla tematica della poliandria. Le scrivo perché vorrei raggiungere il popolo Moso e poterli fotografare nella loro quotidianità, se può darmi qualche consiglio o informazione per orientarmi meglio. La ringrazio e buon lavoro. - Tiziana - 31-03-2014

 

Gentile Tiziana,
I Moso non seguono la poliandria, anzi devo dire che sono dei liberi monogamici, nel senso che non sposandosi e non promettendo fedeltà eterna hanno la possibilità anche di cambiare spesso il loro partner. Sono liberi sessualmente, ma quando trovano l'amore lo vorrebbero conservare. Ci sono relazioni che durano il tempo di una notte, ma ci sono relazioni che durano una vita. Molto diverso dalla poliandria praticata in alcuni luoghi del Tibet dove una donna sposa più uomini, in genere tutti fratelli che per non impoverire la famiglia lasciano in questo modo indivisi i loro beni. A turno però si assentano in modo che a casa ne resti solo uno. La prole appartiene a tutti quanti. Oggi presso i Moso alcuni hanno optato per il matrimonio sotto l'influenza esterna della cultura dominante del resto della Cina attraverso il turismo, i programmi televisivi e i programmi scolastici e soprattutto perchè la nuova immigrazione Han preferisce il matrimonio, per cui le coppie miste appartenenti a due etnie diverse, Moso-Han hanno cominciato a sposarsi. Auguri per il suo reportage fotografico, i paesaggi attorno al lago sono incantevoli. - Francesca

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Avrei alcune domande: chi organizza i viaggi? quanto è il costo pro-capite? da dove si parte? Se sto scrivendo a Francesca, le auguro una buona estate di ritorno. - Luci - 11-07-2013

 

Ciao Luci,
sono io stessa che organizzo i viaggi e vi faccio da accompagnatrice. Non percepisco nessun onorario, lo faccio solo per amiche e conoscenti motivate, ma in quanto organizzatrice e accompagnatrice il mio biglietto e il mio soggiorno saranno inclusi nella spesa totale. Li organizzo con una guida locale di mia fiducia, ci sono già una ventina di persone in lista, ma per quest'anno temo che non ne avrò il tempo. Sto infatti lavorando sul montaggio di un documentario sui Moso. Molto probabilmente organizzerò qualcosa il prossimo anno. Bisognerà prevedere la somma di duemila euro circa, per tre o quattro settimane tutto compreso, tranne il biglietto aereo (che se prenotato in anticipo costerebbe intorno ai mille euro), il visto (60 euro) e le spese personali in loco come souvenir o eventuali mance. Auguro una buona estate anche a te. - Francesca

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Gentile D.ssa Rosati, sono una ragazza di 19 anni e molto interessata all'argomento NuShu. Questo linguaggio segreto mi ha colpito profondamente, tanto da volerlo utilizzare come principale argomento della mia tesina. Le fonti su cui ci si può basare per saperne di più sono molto poche. Non ha qualche documento, tra cui video o libri, da consigliarmi? Inoltre quali sono le fonti da cui ha potuto trarre i versi trascitti sul suo sito? Sono già riuscita a trovare il documentario "Nu shu: A Hidden Language of Women in China" e i libri "Fiore di Neve e il Ventaglio Segreto","Le parole segrete di Jin-Shei"e "Heroines of Jiangyong: Chinese Narrative Ballads in Women's Script". - Sara - 17-06-2013

 

Cara Sara,
Orie Endo, una ricercatrice giapponese è la grande studiosa del Nushu. A parte la bibliografia che c'è sul mio sito non ho mai trovato altro. Tanti auguri per la tua tesina.- Francesca

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La ringrazio per la Sua divulgazione al mondo, purtroppo patriarcale, il modello della società Mosuo. Io sono stata "stregata" da loro, dopo aver letto 1 anno fa il libro-intervista con la cantante Yang Erche Namu. Avevo parlato di loro con le mie amiche. Abbiamo visto i film disponibili su You Tube, ed ogni tanto ritorniamo a discuterne. Specialmente in momenti critici delle nostre vite coniugali, amorose, ecc. Grazie ancora. E' stato bello a scoprire questo angolo prezioso nella rete globale dell'internet. - Agnieszka - 13-03-2013

 

Grazie Agnieszka, spero che la riflessione sulle società matriarcali continui...!!!- Francesca

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Gentile D.ssa Rosati,
sono una sinologa appassionata e vorrei approfondire lo studio delle minoranze etniche femminile cinesi, essendomi occupata molto dell'evoluzione delle donne dall'antica Cina ad oggi. Copntenta di ricevere sue indicazioni la ringrazio fin da ora per l'attenzione che vorrà riservarmi. cordialità - Luigina Quercia - 15-01-2013

 

Cara Luigina,
forse per minoranze etniche femminili intende società matriarcali? In tal caso le posso rispondere che in Cina esiste la società matriarcale dei Moso di cui mi occupo ormai da 7 anni. Altre società matriarcali in Cina non ne conosco, ma ci sono dei residui di società matriarcali presso i Naxi e i Bai. Si trovano tutte nella regione dello Yunnan. Non so se ha letto il mio libro, ma nelle ultime pagine c'è una nutrita bibliografia cui attingere. - Francesca

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Salve sono una tesista di scienze della formazione di Catania, la mia tesi si compone di 4 capitoli: il primo parla delle famiglie patriarcali e il ruolo delle donne, il secondo delle famiglie matriacali in Italia e in America, il terzo delle nuove famiglie e il ruolo delle donne e il quarto dell'educazione di genere. Avrei bisogno di un vostro aiuto perchè ho già provato a contattare, senza nessun esito, molte associziani che si dovrebbero occupare di studi sul matriarcato in famiglia ma nessuno mi risponde purtroppo la poca bibbliografia di cui dispongo non mi permette di affrontare esaurientemente il problemi potreste consigliarmi qualcosa? La mia bibliografia: Cantarella E.,l'ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell'antichità greca e romana, Roma,Editore riuniti, 1985. Questo libro purtroppo non parla dell'epoca moderna e inoltre sembra contraddire l'esistenza di un matriarcato in famiglia, Ida Magli, Matriarcato e potere delle donne, Milano, Feltrinelli, 1978, e questa fonte più che di matriarcato in famiglia parla di matrilinearità Bachofen, Il matriarcato. Ricerche sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, Torino, Einaudi, 1988. e questo Autore si ferma a realtà storiche antiche LaterzaR., Vianella M., le donne do carta. personaggi femminili nella storia del fumetto, Bari, Dedalo,1980. quale altra fonte potrei consultare che sia molto più specifica per i miei studi sulla famiglia matriarcale occidentale - Raffaela - 20-07-2012

 

In questo momento sono in Cina proprio dai Moso dove sto girando un documentario. Purtroppo una bibliografia vasta su questo tema non esiste e se c'è qualcosa non è in italiano. Le suggerisco di guardare la bibliografia nelle ultime pagine del mio libro: Benvenuti nel paese delle donne. La maggior parte dei testi è in inglese, c'è forse un libro che le può interessare, quello di Francesca Remotti "Contronatura". In tedesco esistono i tre volumi di "Das Matriarkat" di Heide Gottner-Abendroth. Per la traduzione in inglese rivolgersi a Luisa Vicinelli di Bologna matriarcato@gmail.com.
Gli accademici purtroppo non credono che esistano società matriarcali e inventano aggettivi come matrilocale, matrifocale, matricentrico, matristico, matrilineare e via dicendo, sono degli aggettivi riduttivi che non possono definire tutti gli aspetti di una società matriarcale. Solo con i moderni studi matriarcali si sta cominciando a dare una definizione più precisa e corretta di queste società. Matriarcato non è l'equivalente femminile di patriarcato. Mater + arké = la madre come origine, primo principio e non come dominio. La madre è quella che da la vita e non quella che la domina. Purtroppo si ha una definizione distorta e negativa che è entrata a far parte del linguaggio comune, definizione che spero grazie ai moderni studi matriarcali possa essere corretta. Io mi batto anche per questo. Tanti auguri per la sua tesi. - Francesca

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Gentile Francesca le segnalo questo articolo di Le Scienze che parla dell'antropologo Robin Dunbar che sostiene che la struttura matrilineare sia quella che meglio risponde alle caratteristiche bio-psichiche-evolutive della specie umana. Il sunto del'articolo dice "L'analisi delle telefonate e dei messaggi di testo di tre milioni di utenti europei suffraga la teoria che le relazioni femminili cambino con il cambiamento delle priorità biologiche, suggerendo che siano le donne a dirigere l'adattamento evolutivo degli esseri umani". Questo il link: www.lescienze.it - Remo - 01-06-2012

 

Grazie mille Remo, sto per partire, vado nel paese dei Moso per due mesi. Adesso non ho il tempo di risponderle come si deve, stavo per mettere il mio computer in valigia, ma prima di farlo posterò le sue preziose informazioni nel forum del mio sito e su FB. Anzi la prego, durante la mia assenza, se ne ha il tempo, di rispondere agli eventuali commenti del gruppo. Non mi sarà sempre possibile collegarmi via internet dai Moso. La ringrazio infinitamente. - Francesca

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Salve, lei ne sa un saccoo....troppo interessante! io e mia sorella vorremmo visitare questo paese quest'anno, ci sa dare qlce indicazione:periodo, agenzia, mete da visitare... grazie! - Giovanna e Francesca Sottini - 21-04-2012

 

Salve! basta leggere il mio libro, ci sono tutti i nomi di luoghi da visitare. Il periodo migliore è la primavera o l'autunno. il biglietto Roma o Milano -Lijiang si compra su internet. Quando deciderete la data esatta vi metterò in contatto con una guida interprete se non parlate cinese - Francesca

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Salve , cara dottoressa Rosati. Mi chiamo Anna D`Aurelio e sono una studentessa di Relazioni Internazionali dell`Istituto Orientale di Napoli. Da quasi un anno risiedo in Cina , a Shanghai, per coltivare la mia passione per la cultura e la lingua cinese. Da qualche anno per motivi lavorativi avevo abbandonato i miei studi lasciando cosi in sospeso la realizzazione della mia tesi di laurea. Da quando sono qui la serenità che mi regala questa città , ma soprattutto la scoperta dei suoi studi tramite il suo libro , mi ha dato la voglia di concludere la mia carriera universitaria proprio con l`argomento da lei trattato scrupolosamente e amorevolmente . Ho proposto la cosa alla mia professoressa ( Elisabetta Rotino ) , la quale si è mostrata molto entusiasta. Le scrivo per chiederle se potesse in qualche modo aiutarmi in questa mia immmersione nella comunità Moso , consigliandomi magari del materiale o indicandomi come fare nel caso in cui volessi andare a vedere da vicino questa meravigliosa realtà . Incontrarla poi sarebbe il massimo...eheh! Non le rubo altro tempo e la saluta affettuosamente , speranzosa di ricevere una sua risposta. - Anna - 24-03-2012

 

Cara Anna, nel giugno 2011avevo presentato il mio libro a Napoli nella libreria Eva Luna, incontro organizzato dall'UDI. Peccato che non ci siamo incontrate in quell'occasione. Le consiglio di dare uno sguardo alla bibliografia cui faccio riferimento nel mio libro. Il materiale è tanto, ma non in italiano. I libri più importanti sono quelli scritti da Christine Matthieu in inglese e da Cai Hua in francese. Lamu Gatusa è una persona molto informata, insegna antropologia all'università di Kunming. Ma il miglior modo di conoscere i Moso è quello di andarli a visitare e stare con loro almeno un anno. Sarebbe bene evitare i villaggi turistici e andare a vivere a Dapo o a Zhebo, villaggi dell'entroterra dove lo stile di vita tradizionale resta ancora autentico. Sono molto lieta di sapere che il mio libro le abbia suscitato l'interesse per questa meravigliosa società...! - Francesca

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Gentile Francesca, sono un amico di Angela Giuffrida che mi ha fatto conoscere questo bel sito che parla dei Moso. Studio sociologia e considero la "società" Moso un modello stabile, robusto, armonioso, bello e degno da vivere, sia maschi che femmine. Avranno pure i loro problemi, ma penso che siano dovuti in gran parte alla vicinanza di culture industriali occidentalizzanti. Qualsiasi confronto razionale con il modello che viviamo in Occidente è decisamente a vantaggio dei Moso. Forse hanno meno tecnologia, ma questo è un altro elemento a loro vantaggio. Quello che mi preme trasmettere è che la società Moso è in realtà una società (matrilocale) armoniosa come moltissime altre documentate dalla antropologia culturale e dalla etnologia nei quattro angoli del pianeta e che ora sono estinte a causa della omologazione etnocentrica occidentale. Molti si ispirano oggi a questi modelli cosiddetti "primitivi" ma che sono invece complessi, vitali, eleganti, estetici,colti, sofisticati, degni di essere vissuti, capaci di valorizzare l'individuo, destinati a durare, in armonia con la Natura, al contrario del nostro modello industriale occidentale. La particolare posizione femminile potrebbe spiegare la tenuta e la bellezza di questo modello sociale. Andrebbe perciò presa in considerazione per una necessaria trasformazione del modello patriarcale-capitalistico. - Remo - 27-02-2012

 

Grazie per il suo bellissimo messaggio! è così raro che gli uomini si interessino al modello sociale che ci offre la società matriarcale dei Moso. Le confesso che più la studio e più ci rifletto, più rimango stupefatta dinanzi a tanta lucidità, tanta saggezza, tanta perspicacia, tanta conoscenza dell'animo umano, della sua natura, delle sue esigenze, una società che esula dalle ipocrisie che ci attanagliano quotidianamente e anche se non è immune da ogni genere di problema ci fa senz'altro riflettere sugli aspetti della sua singolare organizzazione tradizionale capace di offrire soluzioni positive e pratiche a problemi difficili e di fornirci un modello a cui ispirarsi per una vita più armoniosa. L'aggettivo matrilocale che molto timidamente mette fra parentesi non basta a definire la complessità di questa società. È un termine troppo riduttivo, perchè la società moso è una società certamente matrilocale, ma anche matrilineare, matrifocale, matristica, matricentrica e chi più ne ha più ne metta. Secondo me e anche secondo antropologhe che hanno fatto indagini sul campo c'è un solo nome per definirle: matriarcale, togliendo a questa parola la connotazione negativa che volgarmente gli è stata affibbiata dal patriarcato e dagli antropologi classici, escluso Bachofen e che la gente comune ha adottato. Per questi accademici asserire che prima del patriarcato esistessero delle società matriarcali significherebbe mettere in questione le origini della storia. Mater+Arché =madre + origine, cioè tutto ha origine dalla madre, la madre è quella che genera e non quella che domina. - Francesca

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Buongiorno, vorrei leggere Benvenuti nel paese delle donne, ma ho una disabilità motoria e posso leggere solo libri elettronici. Non riesco a trovarlo. Può aiutarmi? Grazie. - Paola Alimonti - 20-02-2012

 

Purtroppo non esiste una versione elettronica del mio libro, potrebbe farne domanda alla casa editrice "xledizioni" info@xledizioni.it, o alla casa di distribuzione "NdA" info@ndanet.it. Il libro è coperto da copyright... - Francesca

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Gentile prof.a Rosati,Mi chiamo Angela Giuffrida, sono una siciliana "emigrata" in Veneto per lavoro e la disciplina di cui mi occupo è la filosofia. Sono venuta a conoscenza del suo saggio sulle comunità Moso e l'ho subito acquistato. Ho pensato allora di scriverle perché anch'io sono interessata alla costruzione di organizzazioni sociali in cui sia bandita la violenza e credo, perciò, che le donne Moso mostrino la capacità femminile di dar vita concreta a ciò che appare ai più un'irrealizzabile utopia. Ho elaborato una teoria, esposta in un saggio intitolato "Il corpo pensa - Umanità o femminità?", pubblicato nel 2002 da Prospettiva Edizioni, che propone un sistema concettuale atto a comporre in unità tutto il reale, a partire dall'inscindibilità di corpo e mente. Si tratta di un nuovo paradigma conoscitivo che assimila la conoscenza all'intero organismo, facendo del corpo il vero soggetto pensante, capace di dare, attraverso la sua forma e la sua esperienza, forma al pensiero. Poiché la mente è un processo del corpo vivente, sono le donne che hanno sviluppato, grazie alle loro straordinarie esperienze, una forma mentis contenitiva, capace di "sopportare" la complessità e la ricchezza del reale, propensa a costruire, connettere, combinare, quindi ad operare scelte favorevoli alla vita e alla crescita. Isolare un dato, separarlo dal contesto, opporlo agli altri dati, costituisce invece la modalità tipica con cui l'uomo si rapporta al mondo, tant'è che non solo impronta le relazioni alla conflittualità e lacera tutto il reale in parti contrapposte, ma riproduce la dicotomia persino nella percezione di sé: l'anima confligge con il corpo, la logica con l'affettività e così via. L'universale debacle dell'apparato concettuale maschile, rivelatosi inadeguato ad interpretare e gestire il mondo, rende necessario e urgente un cambiamento di prospettiva che solo le donne possono assicurare. Ma perché il loro approccio cognitivo al reale possa contrastare il sistema di pensiero dominante deve essere consapevolmente assunto e operare alla luce del sole.Le tesi che sostengo, risultato di lunghi e faticosi studi filosofici, sono veramente rivoluzionarie perché, se utilizzate, potrebbero modificare radicalmente l'esistente. Purtroppo, essendo portatrice di un punto di vista sul mondo totalmente altro, la teoria del corpo pensante risulta di primo acchito difficile da accettare, nonostante riceva clamorose conferme da ricerche condotte in tutto il mondo da autorevoli scienziati. A me pare che il suo bel saggio sia un'ulteriore conferma; nelle comunità Moso, infatti, l'ampiezza dello sguardo femminile si materializza letteralmente assicurando il diritto di cittadinanza a tutte e a tutti.Se le mie riflessioni la interessano le invierò volentieri una copia del suddetto saggio ormai esaurito, per il quale devo trovare al più presto una casa editrice disposta a ristampare. La sua divulgazione potrebbe, infatti, innescare l'auspicato cambiamento di prospettiva che tarda a manifestarsi. Intanto la saluto cordialmente. - Angela Giuffrida - 04-02-2012

 

Grazie, Angela, di avermi fatto partecipe del suo lavoro che trovo davvero molto interessante. Sinceramente non immaginavo che esistessero delle teorie che trovano conferma e applicazione nella società di cui mi occupo ormai dal 2004. Oltre a lei in quanto filosofa, psichiatri e psicologi sono interessati al mio lavoro avanzando però un altro punto di vista, cioè, detto in parole povere, riescono a guarire delle persone applicando i valori delle società matriarcali. Ciò però è possibile in delle comunità fuori dalla nostra organizzazione familiare e sociale. La ringrazio di cuore per l'offerta del suo libro che leggerò con grande interesse. Ero a Mirano il 13 gennaio scorso dopo aver fatto una presentazione del mio libro a Venezia, peccato che non ci siamo sentite prima, il nostro incontro sarebbe stato bello e interessante per entrambe. Cordiali saluti - Francesca

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Buongiorno dr.ssa Rosati, ho letto recentemente il suo libro "Benvenuti nel paese delle donne" e desidero esprimerle il mio apprezzamento per la sua opera. Sono molto interessato alle modalità in cui si articolano i rapporti tra i sessi nelle società matriarcali e, da uomo, al ruolo e alla visione di sè che gli uomini hanno in queste società. Prendo spunto dalle domande di Jordi nel forum per esporle le mie perplessità sulla natura paritetica di tali rapporti: dalla lettura del suo libro e del materiale nel suo sito mi sembra di poter trarre come provvisoria conclusione che la posizione dell'uomo sia di evidente subordinazione, perlomeno tra i Mosuo. Non certo una condizione neppure paragonabile a quella femminile nelle società patriarcali, su questo non ci possono essere dubbi, ma comunque non tale da far apparire queste società come paritetiche. Alcuni elementi in particolare:1) la posizione di capofamiglia occupata esclusivamente da donne con annesso il potere decisionale nella gestione ordinaria delle attività e l'impossibilità per l'uomo di accedere a questo ruolo determina un evidente squilibrio di potere tra i sessi; le donne certo non ne abusano, di questo non ho dubbi, quindi non si può parlare di oppressione ma la sottomissione maschile ad un potere decisionale al quale non è loro consentito di partecipare su un piano paritetico mi sembra altamente probabile; 2) Non mi è chiaro quali siano le decisioni che vengono discusse da tutti i membri adulti della famiglia e se in tali discussioni gli uomini siano realmente liberi di dissentire dalle posizioni assunte dalle donne e in particolare dalla matriarca oppure se forme di condizionamento di tipo culturale inibiscano nei fatti la loro possibilità di affermare il proprio punto di vista inducendoli in pratica ad uniformarsi alla volontà femminile, in particolare delle donne capofamiglia; 3) L'estrema riluttanza dei maschi a parlare di argomenti inerenti la sessualità mi pare indicativa di una problematicità maschile al riguardo, ancor più tenendo presente che tale difficoltà non pare essere presente tra le donne Mosuo; 4) L'assenza di omosessuali mi sembra sorprendente: credo sia ampiamente provata l'origine innata dell'omosessualità un tempo presentata come scelta seppur inconscia nelle sue motivazioni. Se non vi sono omosessuali dichiarati ciò mi induce a ritenere probabile una repressione culturale della sua manifestazione e questo non potrei non ritenerlo un aspetto molto negativo di questa società; 5) Il sostegno manifestato dagli uomini Mosuo alla tradizione andrebbe meglio approfondita: non è insolito che gruppi subordinati assumano le credenze di quelli dominanti in modo più o meno acritico, specie se nati e vissuti in società isolate geograficamente e prive di modelli alternativi (a questo proposito ho trovato significativa l'affermazione del ragazzo di 24 anni di non avere mai neppure sentito parlare di omosessualità prima di lasciare il suo villaggio); 6) Nella risposta a Jardi accenna alla possibilità che in una famiglia i ruoli apicali siano due, uno femminile e uno maschile: ciò a mio avviso rappresenta un'autentica parità di diritti e doveri tra i sessi. Non mi è chiaro se questa organizzazione sia effettivamente presente tra i Mosuo o se sia solo ipotetica (se non ricordo male nel suo libro non vi erano riferimenti al riguardo); 7) La distribuzione dei carichi di lavoro tra i sessi è un punto particolarmente oscuro: come giustamente fa notare alcuni articoli e video presentano gli uomini come quasi assenti nel campo del lavoro se non per attività non di routine: una più dettagliata descrizione di una normale giornata maschile e femminile aiuterebbe a chiarire questo aspetto.Grazie per l'eccellente lavoro fin qui svolto. Mi auguro di poter leggere presto ulteriori suoi articoli sull'argomento: è indubbiamente un segno della paura delle società patriarcali contemporanee che gli studi su culture come i Mosuo siano purtroppo così rari. E'possibile un suo nuovo libro sull'argomento? Con sicera stima per l'eccellente lavoro da lei svolto e per il suo coraggioso impegno - Carlo - 01-02-2012

 

Gentile Carlo, cercherò di rispondere in ordine numerico a tutte le sue domande sperando di eliminare i suoi dubbi circa la sottomissione degli uomini alle donne nella società matriarcale dei Moso.

1) la posizione di capofamiglia occupata esclusivamente da donne con annesso il potere decisionale nella gestione ordinaria delle attività e l'impossibilità per l'uomo di accedere a questo ruolo determina un evidente squilibrio di potere tra i sessi; le donne certo non ne abusano, di questo non ho dubbi, quindi non si può parlare di oppressione ma la sottomissione maschile ad un potere decisionale al quale non è loro consentito di partecipare su un piano paritetico mi sembra altamente probabile;

Presso i Moso la nozione di capofamiglia assume significato e funzione completamente diversi dalla nostra. Per capire questa nozione assieme a tante altre come consanguineità, maternità, paternità, famiglia e matrimonio, dovremmo innanzitutto liberarci dei nostri parametri occidentali: non esiste un solo modo di concepire la famiglia, nè il matrimonio, non esiste un solo modo di gestire il potere sia esso in famiglia che fuori. La famiglia matrilineare fa capo alla donna, si tratta di un tipo di famiglia ancestrale in cui il legame fra la donna che genera la vita e i suoi discendenti è un legame naturale che implica il mantenimento della prole e la cura della vita che lei stessa ha creato. Per questo i figli appartengono alla madre e alla famiglia della madre da cui viene escluso il padre biologico considerato un non consanguineo, ma un benefattore nei confronti della donna. Questa esclusione però non comporta minimamente la marginalizzazione dell'uomo che oltre ad avere una relazione affettiva con i figli propri senza averne le responsabilità materiali, svolgerà le sue funzioni paterne verso i bambini della famiglia a cui appartiene cioè verso i figli delle sorelle. Detto questo si capisce meglio come la più grande responsabilità della famiglia sia nelle mani di una donna, della donna più saggia, più abile e in genere la più anziana che avrà la massima cura di tutti i suoi discendenti. In alcune famiglie, mi è stato detto ci possono essere due dabu: un capo femminile e uno maschile (in genere il fratello della donna). In questi casi la donna si occuperà di amministrare e gestire l'economia domestica, mentre l'uomo si occuperà delle relazioni con l'esterno. La donna si assume il principale compito di nutrire la sua prole e di garantire la prosperità della famiglia con una saggia gestione dei proventi familiari. L'uomo si occuperà di commercio, viaggerà se necessario, ma educato fin da piccolo alla cura della vita e delle persone non pensa di rischiare di perdere la propria identita o virilità occupandosi con amore dei bambini o delle persone anziane e collaborando nelle faccende domestiche. In tutto ciò non bisogna vedere una gerarchia, ma una complementarità nella relazione fra i sessi. L'incarico di capo del villaggio è in generale affidato agli uomini anche se le donne non ne sono escluse. Queste preferiscono occuparsi della famiglia e della gestione di pensioni familiari piuttosto che avere questo tipo di incarico e sono contente che se ne occupino gli uomini, ma anche qui non c'è nessuno squilibrio di potere perchè quando si presenta un problema sociale, questo viene discusso prima in famiglia poi i delegati delle famiglie di tutto il villaggio ne discutono fra di loro e esprimono la loro opinione al capo del villaggio che ne dovrà tenere conto.

2) Non mi è chiaro quali siano le decisioni che vengono discusse da tutti i membri adulti della famiglia e se in tali discussioni gli uomini siano realmente liberi di dissentire dalle posizioni assunte dalle donne e in particolare dalla matriarca oppure se forme di condizionamento di tipo culturale inibiscano nei fatti la loro possibilità di affermare il proprio punto di vista inducendoli in pratica ad uniformarsi alla volontà femminile, in particolare delle donne capofamiglia;

Quella dei Moso è una società basata sul consenso decisionale: la dabu amministra il denaro, ma mai una decisione viene presa senza l'accordo di tutti i membri adulti della famiglia. Si discute interminabilmente fino a quando si arriva a un accordo e fino a quando tutti sono soddisfatti della decisione presa. Se per esempio, un giovane esprime il desiderio di comprare una moto, bisognerà vedere innanzitutto se ci sono abbastanza soldi per comprarla e poi si discuterà dell'uso che il giovane ne farebbe e del servizio che la moto potrebbe rendere a tutta la famiglia. Un modo come un altro di far piacere al giovane ma di responsabilizzarlo nei confronti della famiglia. Evidentemente se la dabu è considerata la persona più saggia della famiglia la sua parola ha un peso maggiore. In duemila e più anni nessun uomo ha mai messo in questione il ruolo della dabu, la madre, quella che gli ha dato la vita, probabilmente perchè la donna svolge questo ruolo in armonia con l'altro sesso e non ponendosi verso l'altro in situazione di conflitto. Da ricordare che le società matriarcali sono delle società che promuovono una cultura non violenta e cercano di preservare la pace preferendo la tolleranza e l'autocontrollo agli attacchi di violenza o di gelosia e separando la vita amorosa da quella familiare, da qui il concetto di matrimonio come noi lo intendiamo è considerato un attacco alla famiglia stessa e come tale eliminato nello stile di vita tradizionale.

3) L'estrema riluttanza dei maschi a parlare di argomenti inerenti la sessualità mi pare indicativa di una problematicità maschile al riguardo, ancor più tenendo presente che tale difficoltà non pare essere presente tra le donne Mosuo;

Non ho indagato questo problema dal punto di vista maschile, ma non parlerei di riluttanza dei maschi a parlare di argomenti inerenti la sessualità, so comunque che fra di loro ne parlano, invece parlerei di divieto di fare delle allusioni sessuali in famiglia in presenza di fratelli e sorelle o di un componente familiare maschile. Questo per evitare relazioni incestuose fra membri della stessa famiglia. La libertà sessuale è un'istituzione, ma l'incesto fra consanguinei, cioè fra i discendenti della stessa stirpe materna, è vietato e severamente punito.

4) L'assenza di omosessuali mi sembra sorprendente: credo sia ampiamente provata l'origine innata dell'omosessualità un tempo presentata come scelta seppur inconscia nelle sue motivazioni. Se non vi sono omosessuali dichiarati ciò mi induce a ritenere probabile una repressione culturale della sua manifestazione e questo non potrei non ritenerlo un aspetto molto negativo di questa società;5) Il sostegno manifestato dagli uomini Mosuo alla tradizione andrebbe meglio approfondita: non è insolito che gruppi subordinati assumano le credenze di quelli dominanti in modo più o meno acritico, specie se nati e vissuti in società isolate geograficamente e prive di modelli alternativi (a questo proposito ho trovato significativa l'affermazione del ragazzo di 24 anni di non avere mai neppure sentito parlare di omosessualità prima di lasciare il suo villaggio);

Non esiste che io sappia uno studio sull'omosessualità presso i Moso e anche per me è stato difficile indagare su questo soggetto. Non c'è peggiore cosa del negazionismo per eliminare l'esistenza di un problema reale. Se si dice che non c'è non se ne parla nemmeno...troppo facile! Ma nel mondo dei Moso dove tutte le relazioni amorose si svolgono nella discrezione più assoluta come si fa ad indagare su un problema come quello dell'omosessualità che fino a poco tempo fa sul territorio cinese veniva prima criminalizzata e poi considerata come malattia mentale? penso che se l'omosessualità esista presso i Moso questa dovrà svolgersi nella discrezione più assoluta. È solo nel 1984 che il governo cinese ha accettato la loro ripugnanza per il matrimonio considerando questo stile di vita come una tradizione della loro società, ma non ha ancora accettato, e non so se lo farà mai, la libertà di scelta di una persona dello stesso sesso in una coppia dichiarata tale. L'eventuale repressione quindi non verrebbe dai Moso, ma dal governo che stipula delle leggi alle quali anche i Moso sono sottomessi in quanto residenti in territorio cinese. L'argomento è comunque da approfondire. Il mio libro offre solo alcuni spunti per continuare la ricerca.

6) Nella risposta a Jordi accenna alla possibilità che in una famiglia i ruoli apicali siano due, uno femminile e uno maschile: ciò a mio avviso rappresenta un'autentica parità di diritti e doveri tra i sessi. Non mi è chiaro se questa organizzazione sia effettivamente presente tra i Mosuo o se sia solo ipotetica (se non ricordo male nel suo libro non vi erano riferimenti al riguardo)

Questa organizzazione non è ipotetica. Vedi p.65 del mio libro.

7) La distribuzione dei carichi di lavoro tra i sessi è un punto particolarmente oscuro: come giustamente fa notare alcuni articoli e video presentano gli uomini come quasi assenti nel campo del lavoro se non per attività non di routine: una più dettagliata descrizione di una normale giornata maschile e femminile aiuterebbe a chiarire questo aspetto.

Penso di avere descritto dettagliatamente lo svolgimento di una normale giornata lavorativa maschile e femminile, mi dispiace aver dato l'impressione opposta. Vedi p. 67 e 163 Sono d'accordo con la sua conclusione che più si fanno dei passi avanti verso una vera uguaglianza fra uomini e donne e più cresce la paura degli uomini di essere detronizzati. Per uguaglianza non intendo soltanto parità di diritti nel campo del lavoro ma prima di tutto un vero cambiamento nelle nostre coscienze e nelle nostre mentalità troppo condizionate da millenni dai valori patriarcali veicolati dalla nostra società in tutti i campi, dal familiare al religioso, al politico e all' economico. Molte donne purtroppo hanno integrato questi valori patriarcali e li perpetuano nell'educazione dei figli o nei posti di lavoro. Per cambiamento intendo una decostruzione di questi valori per una ricostruzione che porti armonia nella relazione uomo-donna e nelle relazioni extra-familiari. La diffusione della conoscenza di questa società o di altre simili potrebbe aiutarci a vivere meglio. La ringrazio per l'attenzione e l'interesse che mostra per il mio lavoro. Cordialmente - Francesca

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Buongiorno :) un mese fa, circa, mia sorella mi ha parlato di Francesca (da anni sono simpatizzante Moso per motivi di studi incrociati), ma non si ricordava nessun nome, nessuna parola chiave per una ricerca.. solo stamani mi è arrivato il film-video attraverso il gruppo FB Matriarcale a cui sono iscritta. mi sono commossa riconoscendoVi..e un po' mi commuovo anche adesso scrivendo.. sto prendendo in seria considerazione di realizzare questo mio "antico" Sogno: andare a incontrare la popolazione Moso e condividere con loro una manciata di Tempo. mi rendo conto che è un viaggio impegnativo, sotto tanti punti di vista, ma spero vivamente di trovare tutta l'energia per poter un giorno partecipare al Viaggio da te/voi organizzato. grazie per avermi letto. a presto, spero :) - Stef - 30-01-2012

 

Ciao Stef, grazie per il tuo gentile messaggio. Effettivamente ho già organizzato dei viaggi di piccoli gruppi di donne dai Moso, ma per il momento sono molto impegnata. Ho comunque l'intenzione di organizzarne ancora...quando verrà il momento te lo farò sapere. Non so dove abiti, ma dal 16 al 18 marzo sarò relatrice al Covegno internazionale Culture indigene di pace che si svolgerà a Torino dove saranno presenti anche due donne Moso. Trovi il programma su: www.associazionelaima.it - Francesca

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Gentilissima Francesca, sono una studentessa di 22 anni di cinese. In vista dell'imminente laurea, sto preparando una tesi che ha come oggetto la lingua delle donne ed in particolare degli elementi che essa ha ereditato dalla tradizione della minoranza etnica Yao. Leggendo il suo articolo online, ed in particolare la sua bibliografia, ho visto che fra le varie risorse a cui lei ha attinto è presente anche il film documentario "Nushu: Il linguaggio segreto delle donne in Cina". Dal momento che ritengo che questo sia una risorsa di informazioni molto importante ai fini della mia tesi, volevo gentilmente chiederle informazioni su come poterlo reperire, in quanto ho provato con diversi tentativi, ma nessuno ha condotto ad un risultato. Spero davvero che mi potrà essere di aiuto, Un cordiale saluto - Sofia Boarelli - 12-09-2011

 

Non so dove abiti, ma potresti provare a chiedere alla Libreria delle donne di Milano oppure all'associazione Armonie di Bologna. Proprio l'8 ottobre prossimo ci sarà a Bologna la proiezione di questo documentario seguito da una discussione sul soggetto alla quale parteciperò io stessa (vedi volantino).
Cordialmente - Francesca

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Buonasera Sig.ra Rosati Freeman. Volevo ringraziarla per il suo splendido libro, spunto per la mia tesi di laurea che si terrà a novembre. La ringrazierei tanto se potesse fornirmi qualche suggerimento sui documenti da leggere. La mia tesi è strutturata come segue: 1) Le minoranze dello Yunnan 2) I Moso 3) Confronto tra Moso e Naxi. Ho bisogno di trovare info di carattere storico-politico. È davvero splendido il lavoro che ha svolto. Grazie ancora. Valentina - 08-09-2011

 

1) Sulle minoranze dello Yunnan ti consiglio di leggere un libro in francese: "Chine du Sud. La Mosaïque des minorités" di Françoise Grenot-Wang.
2) Sui Moso c'è la famosa tesi di Cai Hua, ma da allora molte cose sono cambiate. Le informazioni a carattere storico-politico però sono sempre valide.
3) Il confronto fra Moso e Naxi lo potrai ricavare da sola se leggi il libro di F. Grenot-Wang. Inoltre Christine Mathieu e Stefano Zamblera sono degli storici dei Naxi. Troverai i riferimenti alle loro opere nella bibliografia del mio libro. Stefano Zamblera ha pubblicato la storia dei Naxi sul suo sito web:
www.xiulong.it/Dongba/storia/storianaxi.xml
www.xiulong.it/pubbl/introduzioneNaxiDongba.pdf
Auguri per la tua laurea. - Francesca

 

La ringrazio infinitamente. Mi ha fatto uno splendido regalo con la sua mail. È perfetto per me leggere in lingua francese avendo frequentato la scuola francese di Roma. Grazie ancora e buona giornata. - Valentina

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Salve, ho visto sul suo sito un link dedicato al Nu Shu e volevo chiederle se lei sapeva dove posso trovare il documentario: "Nu Shu - Il linguaggio segreto delle donne cinesi" di Yang Yue 鵬ing . Grazie - Elena - 26-07-2011

 

Per la versione italiana ti puoi rivolgere a Laura Modini, Libreria delle donne di Milano, Via Pietro Calvi 29. In inglese lo puoi trovare al seguente indirizzo:

WOMEN MAKE MOVIES
http://www.wmm.com/
462 Broadway, Suite 500, New York, NY 10013
Tel: (212) 925-0606 x 360, Fax: (212) 925-2052, Email: orders@wmm.com

Cordiali saluti - Francesca

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Ciao Francesca! vorrei farti una domanda:
dai Moso come si presenta ai bambini che stanno crescendo la sessualità? Per esempio quando i bambini cominciano a crescere e a fare domande del tipo "come nascono i bambini?" - gli raccontano sempre la favola del cavolo/cicogna o utilizzano altre spiegazioni?
E poi quando si avvicina il momento in cui gli ormoni si scatenano, le madri che cosa dicono ai figli? è un argomento tabù come da noi, o, come credo io, hanno molti meno problemi a parlarne?
Grazie per la tua risposta - Lore - 20-07-2011


Ciao Lore. Dai Moso niente succede come da noi. La trasmissione della cultura e delle tradizioni si passa dalla madre ai figli, ma soprattutto dalla nonna ritenuta una persona saggia, ai nipoti. In una famiglia moso tradizionale è vietato parlare di sesso o addirittura fare delle allusioni sessuali davanti ai maschi della stessa famiglia, per questa ragione ho avuto molti problemi a fare le domande su questo argomento perchè il mio interprete, sempre uomo, si sentiva imbarazzatissimo se solo pronunciavo la parola sesso. Mi sono accorta in un secondo momento, quando arrivata a casa cominciavo a trascrivere le registrazioni delle interviste, che il mio interprete faceva le domande con un giro di parole in modo da evitare le parole come sesso, sessualità, educazione sessuale etc...Comunque dalle persone intervistate ho saputo che a scuola si fa educazione sessuale nel senso biologico della parola, quindi i bambini imparano correttamente il fenomeno della riproduzione, contraccezione, malattie sessualmente trasmissibili etc. Le ragazze parlano di sesso fra di loro e le più giovani ricevono informazioni dalle sorelle o dalle amiche che hanno più esperienza. Le madri o le nonne danno piuttosto dei consigli nel trasmettere certi valori: l'uomo non deve essere la ragione dell'esistenza della vita di una donna, non bisogna mai promettere fedeltà eterna, mai mostrare gelosia etc...e poi non vogliono sapere cosa succede nella stanza delle proprie figlie come pure le figlie non si impicciano degli affari amorosi delle loro madri.Tutti praticano la loro libertà sessuale con molta discrezione e a questa discrezione le ragazze/i quando arrivano nel pieno del loro scoppio ormonale sono già abituate. Quindi il modello sociale, i consigli familiari e l'educazione scolastica oltre che lo scambio di informazioni fra giovani fanno sì che questi a un certo momento si sentano preparati ad avere una relazione amorosa e saranno solo loro a decidere come, dove, quando e con chi... e nessuno avrà niente da ridire. - Francesca

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Grazie Francesca
non avrei mai pensato che la parola sesso o sessualità non venisse usata dai Moso, ma in quanto amanti della discrezione e non della volgarità li posso capire :)
Grazie per la risposta, sei sempre molto preziosa!
Ancora una domanda: i nostri Moso che tipo di agricoltura usano? Si avvicinano alla sinergica o a quella nostra tradizionale (concimi, aratri etc)?.
Non so se hai mai sentito parlare di Fukuoka, ma appena ho letto che il suo insegnamento nel coltivare la terra si incentra sul MU, ovvero sul NON fare, è diventato il mio modello a cui ispirarmi!!! Non aro, non zappo, non concimo, semino e raccolgo. Che dire... ottimo!
Tanti saluti - Lore - 20-07-2011


Ogni famiglia moso ha il suo pezzo di terra, in linea di massima annesso alla casa di abitazione, che coltivano con ortaggi, verdure, cereali, alberi da frutta, soprattutto mele e allevano maiali, galline, bufali o mucche e qualche capra. Non tutti coltivano tutto e spesso le famiglie si scambiano i prodotti. Dal punto di vista alimentare direi che ogni famiglia è autosufficiente. Essendo piccoli proprietari non ci sono colture estensive, ma coltivano quanto basta al fabbisogno familiare. Il riso non fa parte della coltura tradizionale, i Moso hanno sempre accuratamente evitato di coltivarlo per impedire che gli Han occupassero i loro territori, purtroppo gli Han sono arrivati lo stesso, ma si sono stanziati nei posti meno elevati più propizi a far crescere il loro principale nutrimento. Sono loro ad usare l'aratro. I moso invece zappano, fanno tutto a mano, riciclano tutto e usano concimi organici per le loro colture. Se la prossima volta verrai con me dai Moso prepara tutte le domande sull'agricoltura, potremo approfondire insieme il tema: non ho mai chiesto per esempio se seguono le fasi della luna per la semina o quali sono i "segreti" per curare le malattie delle piante etc. Non conosco Fukuoka, ma il metodo mi sembra eccellente... - Francesca

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Ancora un'ultima domanda :
Tra i Moso ci sono gli omosessuali?!?! ho avuto l'impressione che tutti i Moso fossero straight.... - Lore - 20-07-2011


La tua impressione non è sbagliata. L'omosessualità in Cina fino a poco tempo fa era considerata un crimine e veniva punita, poi è stata considerata una malattia mentale...che andava curata, ma fra i Moso è molto difficile venire a sapere se esiste o meno visto che le relazioni amorose si svolgono nella più completa discrezione. Quando ho fatto questa domanda a un giovane di 24 anni, mi ha risposto che prima di andare a completare i suoi studi a Lijiang, una città di 400.000 abitanti, a sette ore dal Lago Lugu, non aveva mai sentito parlare di omosessualità e comunque non crede che esista fra i Moso. È vero che la libertà sessuale è un'istituzione e di questa libertà ne godono tutti, uomini e donne, ma gli uomini al contrario delle donne non hanno una camera propria perchè sono supposti andare a passare la notte dall'amata e la donna non passa mai la notte fuori dalla sua camera per cui esistono coppie eterosessuali segrete o dichiarate anche se non convivono, ma è difficile affermare che esistano coppie di omosessuali segrete proprio per la discrezione in cui si fanno gli incontri, e comunque coppie di omosessuali dichiarate non ce ne sono. Inoltre i Moso sono solo 30.000, sarebbe forse il caso di indagare fra i Minangkabau, che sono un milione, per scoprire se l'omosessualità sia una tendenza diffusa nelle società patriarcali piuttosto che nelle società matriarcali. Non conosco nessuna ricerca a proposito. - Francesca

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Buongiorno Francesca, ieri ho visto il film "il ventaglio segreto" e mi sono riconosciuta molto. Volevo sapere cosa significa il primo simbolo che lei mette nella pagina NU-SHU di questo sito. Grazie mille Maria Teresa - 14-07-2011


Ciao Maria Teresa,
Il simbolo di cui parli si legge Nu Shu = scrittura delle donne. Il nu shu è una scrittura fonetica e ad ogni carattere corrisponde una sillaba. I due caratteri del simbolo rappresentano due sillabe del dialetto locale delle donne dell'Hunan: il cheng guan tu hua. In effetti la scrittura inventata da queste donne non è altro che la trascrizione in sillabe del loro dialetto locale, ad ogni carattere corrisponde una sillaba contrariamente al cinese dove ad ogni carattere corrisponde una parola. Si legge dall'alto in basso e da destra a sinistra. - Francesca

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Ciao Francesca, venerdì scorso ero alla presentazione del tuo libro alla casa internazionale della donna. Pur essendo quasi antropologa, non conoscevo l'esistenza di questa società che mi ha affascinato. Ho preso appunti e mi è sembrato necessario divulgare e pubblicizzare il tuo libro e la sua bella storia. Pertanto i miei appunti li trovi qui: www.noidonne.org. Grazie per il tuo lavoro! A presto Rita Balestra - 24-06-2011


Grazie Rita,
ci sono delle inesattezze, ma nel complesso hai fatto un buon lavoro! Il problema è che rimangono in giro solo poche copie del mio libro, (librerie Feltrinelli), ma presto ci dovrebbe essere una ristampa. Ancora grazie per il tuo interesse, sono in molti a rimanere affascinati dai Moso, soprattutto le donne... - Francesca

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Cara Francesca mi chiamo alessandra, sono la nipote di Rosanna Argelli e Laila Cavalcanti. Come sai siamo state da poco nello Yunnan alla ricerca delle Moso. Devo ammettere che conoscevo molto poco di quei luoghi e delle minoranze che li abitano ma grazie al tuo libro ho potuto assaporare Lijiang per quell'atmosfera magica che ancora possiede. Per motivi di lavoro non sono potuta andare con Rosanna e Laila fino al Luguhu ma grazie ai racconti e alle foto deve essere un luogo indimenticabile dove spero di andare presto. Vivo a Pechino da più di 2 anni e purtroppo nelle grandi città ci si dimentica di quelle parti "nascoste" della Cina. Volevo quindi mandarti un messaggio per dirti grazie! I tuoi studi e la passione con cui riesci a trasmetterli sono una bella fonte di energia per me. Se posso esserti utile in qualche modo non esitare a contattarmi. Vorrei, se me lo concedi, metterti in contatto con una giornalista amica mia che si occupa anche di progetti umanitari. Un caro saluto Alessandra Piombini - 23-06-2011


Cara Alessandra,
Mi fa davvero piacere sapere che il mio libro sia riuscito a trasmetterti qualcosa da cui attingere energia. Mettimi pure in contatto con la tua amica giornalista. Un caro saluto anche a te. - Francesca

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Carissima Francesca,
da quando ti ho conosciuta al convegno di Villa 5, non ho fatto che parlare di te e delle tue testimonianze sui MOSO. In famiglia, fra amici e conoscenti, ai miei pazienti e perfino in palestra!!! Per me è stato meraviglioso sapere che questa struttura sociale esiste davvero, non come un'utopia, ma come una realtà che continua a funzionare nonstante tutto... Non so come potremo prenderne spunto per trasformare la nostra, dovremo tener conto di tutto il nostro passato, delle ferite dell'ego accumulate e trasmesse di generazione in generazione, abbracciare tutto... Ma sicuramente questo è un modello sociale che dimostra che è possibile rivalutare il femminile in uomini e donne, con forza e dignità, senza venire inglobati dal mondo violento e "arretrato" della cultura moderna. Dalla mia ignoranza in materia di altre culture a struttura matrifocale, mi pare che altrove comunità simili e pacifiche, siano state stuprate e snaturate e alla fine ridotte a una specie di ricordo (ma forse non è così!).

Purtroppo il 17 a Roma non potrò proprio esserci, ma mi interessa tutto quello che ne verrà fuori. Mi permetto di parlare a tu per tu con un'esperta come te, solo per la gratitudine e l'affetto che mi ha suscitato la tua conferenza, per il clima che si è creato fra noi in domande e risposte.
E ti voglio dedicare una poesia che avevo scritto, su richiesta della presidente dell'UDI, il giorno della donna.
Era il 2006, ma per me è sempre ora. Marta Palitto - 01-06-2011

REGALE REGALO

Conosci te stessa
Madre di stelle
Creatrice di soli.

Guarda con sguardo
Di pace
Il tuo corpo abusato
Poiché è tanta
Ancora la nostalgia
Di ferirci.

Ariani stupratori a
Soffocare la magia
Con mani di coltelli
Occhi di buio
E brandelli di carne umana
Nelle risa oscene.

Accoglili, vittime di un distacco
Mai sanato dal latte della vita.

La società patriarcale
Il tempio della Dèa profanato
Incollano veline
Che non sai più toglierti di dosso.

Ma oggi sorseggio l'amore
E l'offro bambina,
Regina, sovrana
Come un fiore che sboccia
Per primo, disarmo unilaterale,
Unica fonte di redenzione.

Dilaga incontenibile dalle
Mie palpebre socchiuse
Un mare che si leva
E travolge
E tutto nasce.

Com'è dolce
Camminarti a fianco, sorella
Con te sento il vento
E senza pensieri cavalco
Sorrisi che solcano il cielo
Zolle nella terra dei bambini.

Ogni giorno
Giallo di sole vibrante
Gioiose ci vedo
Colonne del firmamento
Poi
Insieme concediamo
Riposo
Con ritmo lunare
regale regalo l'amore!

di Marta Palitto. Dedicata a donne e uomini nel loro femminile. 8 marzo 2006

 

Grazie per il tuo gentile messaggio, ma soprattutto grazie per la poesia che suscita davvero tante emozioni.
I moso non sono l'unica società matriarcale esistente, ma è l'unica che non pratica il matrimonio e questo mi sembra un valore aggiunto rispetto alle altre società matriarcali o se preferisci... matrifocali.
Al convegno di St Gallen ho scoperto che in Colombia e in Messico sono sorte alcune nuove società basate sui valori matriarcali, gestite da donne, presto usciranno gli atti del convegno, inoltre alcune compagne di Roma che hanno partecipato al convegno stanno preparando una relazione scritta dettagliata che aiuterà a far conoscere a tutte le interessate a che punto si trovano studi, ricerche ed esempi pratici riguardanti i matriarcati nel mondo.
Molte donne mi hanno chiesto, dopo aver partecipato alle varie presentazioni sui Moso, quand'è che cominceremo a riflettere insieme in vista di un vero cambiamento della nostra società. Non sarà cosa facile nè semplice e come ho già detto a Torino mi ci è voluto molto tempo prima di capire e soprattutto di assimilare certi concetti che rovesciano totalmente i valori veicolati dal patricato e considerati universali. Ho notato però che serpeggia un grande scontento, un grande bisogno di cambiamento assieme a un certo risveglio delle coscienze e che i tempi sono forse maturi per cominciare a discuterne insieme. come? non saprei...forse organizzando dei seminari o un laboratorio ambulante... intanto sto buttando i primi semi nel senso che da quando è stato pubblicato il mio libro e ho realizzato un piccolo documentario, ho fatto una ventina di presentazioni che hanno attirato l'attenzione e l'interesse di molti.
Movimenti come quello della decrescita o transition towns sono importanti e necessari, ma non sufficienti per eliminare il patriarcato, per ri-costruire una relazione uomo-donna basata sull'uguaglianza dei diritti, sul rispetto reciproco...
Non so se ci riusciremo, ma il percorso è arduo e lungo, l'importante è non perdere la speranza pur continuando ad essere se stesse, con i propri interrogativi, i propri dubbi, ma anche con la propria determinazione e le proprie convinzioni.
Un caro saluto - Francesca

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One of my goals with my blog is to show men (and some women) that matrifocal/matriarchal societies are not "dangerous" and "oppressive". Also to save the concept "matriarchal" from false interpretations.
I'd be very interested in knowing your opinion on what Mosuo men think and feel about their role and place in that society. Some of my male readers have interest in matriarchies, but they still don't understand how a man can fit in those places.There is the false image that men are not really happy there, which I believe is not real. Your witness could be very important to show western men that being male in a matriarchal culture is not about submission, but about happiness. Well, at least that is my belief! :)
Best regards, Francesca, and thanks again for your time, - Jordi - 24-01-2011


Gli uomini Moso: sottomessi o felici?
La maggior parte dei film sulla società matriarcale dei Moso come pure gli articoli scritti da vari giornalisti occasionali presentano gli uomini di questa comunità come fannulloni che si riposano durante il giorno per essere in forma la notte quando vanno a trovare la loro amata, come vittime delle donne da cui dipendono per ricevere l'argent de poche, come persone che non hanno nessun potere decisionale, etc... non c'è modo migliore di utilizzare i media per creare cliché e stereotipi che non corrispondono minimamente alla realtà, ma che invece hanno il comune obiettivo di sminuire una società dove non sono gli uomini ad avere il potere e il controllo su tutto compreso il controllo sul corpo e la sessualità delle donne. In una società maschilista come la nostra, parlare di società matriarcale fa paura agli uomini in generale : paura di perdere il potere, il controllo su tutto, ma anche paura di perdere l'identità di maschio secondo il modello veicolato dal patriarcato e quindi la propria virilità. Da cinque anni mi reco regolarmente dai Moso, sto con loro, osservo, faccio domande e partecipo alla loro vita quotidiana per cercare di capire questa società nella sua essenza più profonda. È solo dopo essermi liberata dei nostri parametri occidentali che ho cominciato a capire che tutti i significati che noi attribuiamo a certi concetti come quello di paternità, di maternità, di potere, di matriarca, di famiglia, di consanguineità, di amore, di matrimonio, di capo-famiglia etc... assumono presso i Moso delle connotazioni diverse che rovesciano completamente il nostro sistema di valori.Secondo quanto osservato e secondo le testimonianze degli uomini Moso da me intervistati, non ho mai visto né sentito alcun uomo mettere in questione la struttura socio-familiare della sua comunità. Al contrario li ho sentiti molto fieri, credono fortemente nei valori della loro società e hanno voglia di conservare le loro tradizioni e il loro stile di vita. "Ci sentite parlare cinese, ci vestiamo come gli occidentali, ma il nostro cuore è moso" mi dice un giovane di 24 anni che difende con convinzione lo stile di vita dei Moso al pari di quanto hanno fatto i suoi antenati nel passato. Questo giovane è assistente del direttore del museo di Luoshui.Benché siano le donne a trasmettere il nome e i beni, a gestire l'economia familiare e a rivestire il ruolo di capofamiglia nella loro società, ciò non significa che lo fanno con arroganza esercitando oppressione, repressione e discriminazione nei confronti degli uomini come avviene invece nelle società patriarcali. La società matriarcale è basata sul consenso decisionale: quando si tratta di prendere una decisione, tutti gli adulti della famiglia si riuniscono, discutono insieme anche per molto tempo e la discussione non finisce se non tutti sono soddisfatti della decisione presa. Poichè la matriarca è considerata la persona più saggia della famiglia, la sua parola ha un peso maggiore. Le donne però non abusano mai del loro potere, alla base della loro educazione c'è un profondo rispetto per l'altro e non bisogna pensare al matriarcato come l'equivalente femminile del patriarcato.La struttura della società matriarcale è in fondo una struttura molto democratica con un profondo senso dell'uguglianza, si discute tutto e si decide sempre in armonia e la gestione in mano alle donne non sembra provocare frustrazione alcuna negli uomini, anzi questi sembrano apprezzarle per il loro impegno.Quando chiedo a un altro giovane se è contento della tradizione moso per cui le donne sono capofamiglia, il ragazzo non ha dubbi: "Apprezzo molto quello che le donne fanno per la famiglia". L'abilità e la capacità delle donne di gestire in maniera giusta, serena e obiettiva l'economia familiare sono quindi riconosciute da tutti.In una famiglia moso i ruoli non sono mai gerarchici, ma complementari, sono gli uomini a fare i lavori più duri, li ho visti costruire case e strade, riparare i tetti, portare a pascolare gli animali, costruire barche, pescare, ma anche accudire i bambini con molto affetto e tenerezza, cooperare nelle faccende domestiche...e in una famiglia mi dicono ci potrebbero essere anche due capi, uno maschile e uno femminile che collaborano insieme per portare avanti la famiglia. Qui non si tratterebbe di marito e moglie, ma di fratello e sorella. Infatti nella famiglia tradizionale dei Moso non ci sono mariti, sarebbero degli estranei perchè non consanguinei. Le coppie passano la notte insieme e si separano all'alba per andare a svolgere le loro attività quotidiane per le rispettive famiglie. L'assenza di matrimonio e la non coabitazione delle coppie evitano tutti i conflitti che invece si riscontrano nella nostra società primo fra tutti la violenza coniugale. La libertà sessuale non crea nessun disordine e la gelosia viene considerata come una trasgressione alle regole della comunità.
Nel rapporto fra un uomo e una donna non esiste il concetto di proprietà privata:" Io ti amo, ma non sono tua, tu mi ami, ma non sei mio".

La mancanza di violenza, l'assenza del matrimonio, la separazione degli affari familiari da quelli amorosi e la separazione economica dei beni fa sì che i rapporti uomo-donna siano più distesi e armoniosi e da questo ne ricevono vantaggio le famiglie e la società intera oltre che gli individui. I figli appartengono alla madre e alla famiglia della madre, per cui ogni uomo ha funzioni paterne nella sua casa d'origine e ogni bambino non viene privato della figura maschile. Quando chiesi a un uomo che rapporto aveva con i figli avuti con la sua compagna e i figli delle sue sorelle, rimase sorpreso e poi mi rispose: "I bambini sono tutti uguali e sono di tutti e devono essere educati allo stesso modo con affetto e fermezza trasmettendo loro i valori della nostra cultura. Il mio affetto per loro è lo stesso, cambiano solo le responsabilità materiali, ma di questo si occupano le rispettive famiglie". (Immagini ritraenti vari ruoli degli uomini Moso)
In realtà il padre naturale, come mi ha spiegato un altro uomo, può avere una relazione affetiva con i suoi figli, li vede regolarmente, dà loro dei consigli e fà dei regali, ma non ha nessun obbligo di mantenerli. Non vorrei darvi l'impressione di mitizzare questa società, I Moso non sono immuni dai problemi che per esempio sta provocando il turismo e la globalizzazione, ma sarebbe opportuno riflettere sulla sua singolare organizzazione, si tratta di un altro modo di concepire la vita, il rapporto uomo-donna e la famiglia. È una visione del mondo diversa dalla nostra in cui uomini e donne godono dei vantaggi che una società di questo genere offre e a cui potremmo ispirarci per vivere più armoniosamente. - Francesca

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