Convegno "Culture Indigene di Pace" Torino 16-18 marzo 2012

Programma

~ Programma e Relatori - www.associazionelaima.it

 
     
 

Culture Indigene di Pace – Una nuova musica cosmica di Luciana Percovich - 21 Gennaio 2012

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Noi, oggi.

Abbiamo tutte e tutti bisogno di ritrovare il senso di connessione, della relazione che ci tiene insieme, tra umani, animali, piante e rocce. Un bisogno proprio della materia vivente e insieme profondamente umano, che il pensiero della trascendenza, sia filosofica che religiosa, ha spezzato dentro ciascuna/o di noi.E' l'auto-consapevolezza, la coscienza, sviluppata dalla specie umana (il mito di creazione giapponese di Fusji, per esempio, narra come fu "la prima donna del mondo che portò la coscienza della loro esistenza a quanti vivevano sulla terra, governando dall'alto della sua montagna di fuoco"..), che ha posto fin dagli inizi di ogni cultura una domanda di senso al nostro esistere, sia come individui che come specie... www.associazionelaima.it

 
     
 

Il matriarcato Moso a Torino - 13 Marzo 2012

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..Per la prima volta in Italia, a  Torino, invitate dall'amministrazione a partecipare al convegno "Culture indigene per le pace" (16-18 marzo)  ed accolte dal sindaco Fassino, le donne del popolo Moso (nella foto Dama e Najin Lacong ) testimonianza di una minoranza etnica matriarcale e matrilineare in cui la natura sacra e divina è percepita al femminile, le donne sono valorizzate ed esiste una grande armonia fra i due sessi. L'esclusione del matrimonio e della convivenza, la spiritualità di un popolo in cui le donne sono valorizzate."Un insegnamento che le società matriarcali ci offrono: modelli di società altri che ci permetterebbero di vivere più armoniosamente. Purtroppo non possiamo importarli tali e quali ma possiamo bensì ispirarci ai loro valori".
Francesca Rosati Freeman... www.dols.it

 
     
 

Culture Indigene di Pace - 13 Marzo 2012

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Dal 16 al 18 marzo, si svolge a Torino il convegno "Culture indigene di Pace", organizzato dall'associazione Laima, che vedrà per la prima volta in Italia dei compnenti del popolo Moso in Italia. L'ppuntamento è presso il Municipio, in piazza Palazzo di Città 1. Questa mattina la delegazione composta da Ake Dama e Najin Lacong, esponenti del popolo Moso, accompagnate da Morena Luciani, presidente dell'associazione Laima e promotrice del convegno internazionale, e da Francesca Rosati Freeman, una studiosa di questo popolo orientale, saranno accolte dal sindaco di Torino Piero Fassino e dall'assessore alle Politiche di Pari Opportunità, Mariacristina Spinosa. L'incontro è stato voluto dall'amministrazione comunale per dare il benvenuto alle donne del popolo Moso, testimonianza di una minoranza etnica matriarcale e matrilineare in cui la natura sacra e divina è percepita al femminile, le donne sono valorizzate ed esiste una grande armonia fra i due sessi... www.senonoraquando-torino.it

 
     
 

Culture indigene di pace: il ruolo delle donne - 15 Marzo 2012

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...E' possibile vivere secondo la logica del dono e del non sfruttamento; gestire il conflitto con modalità alternative alla violenza? Cosa succede quando anche le donne hanno un ruolo di leadership e gli uomini accettano di condividere, sedendo in cerchio, una comune visione delle proprie virtù, attitudini, diritti e doveri, riscoprendo un maschile fuori dai luoghi comuni e dai pregiudizi? Quanto conta la spiritualità declinata al femminile all'interno di una società di pace?...     www.dols.it

 
     
 

Tutti i segreti del potere al femminile "Comandare significa condividere" di Laura Preite - 17 Marzo 2012 (intervista)

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...La studiosa Goettner-Abendroth racconta la divisione dei ruoli e l'amore quando le donne governano: «Decisioni orientate al bisogno». Al convegno, a cui si sono registrate oltre 300 persone provenienti da tutta Italia, partecipano studiose da tutto il mondo, come la filosofa tedesca Heide Goettner-Abendroth. Goettner-Abendroth ha 61 anni ed è fondatrice dell'Accademia di studi matriarcali, che ha sede in Baviera ed è una delle maggiori esperte di questo tipo di società.
Quali sono le caratteristiche di un'organizzazione matriarcale?... www3.lastampa.it

 
     
 

Politica delle donne, Testi: Convegno di Torino su matriarcato, matrifocalità e resistenze femminili - scritto da Donatella Massara - 19 Marzo 2012

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...Gli studi matriarcali odierni, come ha sottolineato una delle più organizzate  pensatrici - autrice di importanti, fondamentali e estesi studi sul matriarcato - Heidi Goettner-Abendroth, non sono il doppio rovesciato dell'idea di patriarcato, ma attingono al significato di origine, principio, inizio della parola archè , non esclusivamente riconducibile al significato di potere. Matriarcato quindi significa: principio dalle madri. Un principio che è effettivamente sconvolgente. Per quanto mi riguarda è una delle rivoluzioni epistemologiche che penso più interessanti fra quelle avvenute. Parlo della scoperta del culto della Grande dea. La religione matriarcale che è stata praticata dalle popolazioni di tutta la terra per migliaia di secoli. Le prime tracce risalgono secondo alcuni studi a 25.000 anni a.C., al paleolitico superiore, le massime testimonianze sono quelle della sua venerazione durante il neolitico, dal 7000 a.C per arrivare  al 500 d.C, quando furono chiusi i templi della Grande dea... www.donneconoscenzastorica.it

 
     
 

DONNE E UOMINI OLTRE IL CONFLITTO: per una nuova convivenza egualitaria - La redazione - 20 Marzo 2012

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...L'incontro, sulla scia del dibattito avviato dai convegni Internazionali di studi sui matriarcati nel 2000 in Lussemburgo, in Texas nel 2005 e a San Gallo in Svizzera nel 2011, si è proposto di diffondere la loro conoscenza e i riferimenti della rete internazionale in Italia. Al centro dell'iniziativa la partecipazione delle protagoniste degli studi sulle società matriarcali: tra i più esaustivi quello condotto dall'antropologa statunitense Peggy Reeves Sanday tra gli anni '80 e '90 in una delle più numerose comunità matriarcali contemporanee, quella del popolo indonesiano dei Minangkabau. Francesca Rosati Freeman che da sette anni si occupa dei Moso, popolazione che vive nella Cina orientale, ai confine con il Tibet, ha tenuto una relazione sulla struttura matriarcale presso i Moso. Con lei Ake Dama e Najin Lacong delegate del popolo Moso per la prima volta in Europa, hanno portato la loro testimonianza di una struttura sociale in cui non esistono il matrimonio e la convivenza, i figli appartengono alla famiglia della madre e hanno come riferimento maschile nella famiglia lo zio materno che si occupa della loro crescita... www. noidonne.org

 
     
 

Turín 2012: Ciclo de Conferencias sobre Matriarcados (1ª parte) di Jordi Solé - 26 Marzo 2012

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Paso a resumir el ciclo de conferencias organizado en Turín (Italia) los pasados días 16, 17 y 18 de marzo: Culturas indígenas de paz, Mujeres y hombres más allá del conflicto .
He podido conocer personalmente a personas a las que he citado a menudo en este blog, de quienes he obtenido inspiración e ideas. Mis más sinceros agradecimientos a Morena Luciani, presidenta de la Asociación Cultural Laima, por invitarme a estar presente en este acontecimiento único. Sus esfuerzos han sido premiados, pues según la organización (y yo puedo confirmarlo) ha sido un éxito... revolucionmatriarcal.blogspot.com.es

Ake y Najin, las dos mujeres Mosuo,
junto a Francesca Rosati Freeman,
Federica Carmana y Morena Luciani.

 
     
 

Un’Alternativa alla Violenza di Genere? di Emanuela Chiarini - Il corpo delle donne - 26 marzo 2012

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...Il tema fulcro del convegno è stato il racconto di come una struttura sociale basata sul matriarcato consenta realmente una convivenza in pace ed equilibrio. Matriarcato (userò questo unico termine per comodità narrativa) dove il significato di "arché" temine greco del quale è composta la parola, assume il valore non di "dominio della madre" (come accade nel patriarcato, mancante per natura dell'altro significato di arché), ma di inizio, principio: inizio dalla madre.
Il concetto di materno (non solo di madre come donna ma appunto come concetto naturale di inizio) risulta la base e la spinta di ogni attività delle comunità indagate, materno che si sviluppa in ambito economico (economia del dono), sociale, politico e culturale-spirituale. Nessuna supremazia di un genere sull'altro, nessun dominio di una classe sull'altra, nessun possesso finalizzato all'accumulo, nessuna violenza... www.ilcorpodelledonne. net

 
     
 

Nel nome della madre di Federica Tourn - 28 Marzo 2012

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Una società senza violenze, femminicidi e lotte di potere: un mondo in cui l'amore è libero dagli abusi del possesso e della gelosia, dove uomini e donne si occupano insieme della cura e dell'educazione dei figli. Non è una favola buonista per figli dei fiori nostalgici di Joan Baez ma un tranquillo ménage quotidiano che dura da secoli per i Moso... sillabario3.wordpress. com

 
     
 

Turín 2012: Ciclo de Conferencias sobre Matriarcados (2ª parte) di Jordi Solé - 31 Marzo 2012

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Crónica de las conferencias del domingo 18 de marzo de 2012, Culture indigene di pace.


FRANCESCA ROSATI FREEMAN, AKE y NAJIN (MOSUO)


Uno de los momentos más esperados. La presencia de estas dos mujeres Mosuo causó gran expectación. Su viaje a Italia no fue fácil, hubo muchos problemas para conseguir los visados del gobierno Chino. Pero finalmente, tras cinco meses de dudas y reclamaciones, estaban allí, en Turín, sin separarse de Federica, su traductora...
revolucionmatriarcal.blogspot.com.es

 

Federica, Ake, Najin y Jean Burgess.

 
     
 

L’opposto del patriarcato è la fratellanza di Marina Terragni - 31 Marzo 2012

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Ake Dama e Najin Lacong, statuarie signore Moso -etnia cinese dello Yunnan, alle pendici dell'Himalaya- non capiscono perché vestiamo di nero: «Sicure di essere felici?». Loro il colore lo mettono ovunque, inserti shocking negli abiti, cascate festose di collane.  È la prima volta che lasciano il villaggio, invitate al convegno torinese sulle Culture Indigene di Pace promosso da Laima. Ci guardano con curiosità. L'altra cosa che non comprendono è la prepotenza dei nostri uomini. Perché ce lo lasciamo fare? A partire dal fatto che ti portino via da tua madre (il mito fondativo di Demetra e Kore you know?): «Si può costruire una famiglia su un sentimento fragile come l'amore?» chiede Ake. «Gli uomini passano, la mamma resta»... blog.leiweb.it/marinaterragni

 
     
 

La società matrilineare dell'etnia Moso - "Nel paese a sud delle nuvole" di Isabella Bresci - 1 Aprile 2012

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...L'incontro inizia con la presentazione della cultura Moso da parte di Francesca Rosati Freeman, autrice del libro "Benvenuti nel Paese delle donne" uscito nel 2010 presso le Edizioni XL.Si parla di un'etnia di circa 40.000 persone che abita 'a sud delle nuvole' (traduzione degli ideogrammi che indicano la provincia dello Yunnan, regione all'estremo sud-ovest della nazione cinese) intorno ad un grande e limpido lago che chiamano "Madre"...  ilterzoorecchio.wordpress.com

 
     
 

Un altro mondo è possibile di Giovanna Bragadini - 11 Aprile 2012

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Il Convegno Internazionale sulle Società di Pace, promosso dall’Associazione Laima e realizzato con soli fondi privati, ha cercato nelle culture indigene matriarcali le risposte ai quesiti di un mondo travagliato, e si è interrogato su come applicanre alla vita quotidiana i principi egualitari. All’opposto del modello capitalistico, per popolazioni come Moso, KhoeSan, Minangkabau, la vita è organizzata in termini di dare e ricevere anziché di scambio mercantile, il bene della persona è posto al centro: il matriarcato ricerca l’armonia, non il conflitto. La parola matriarcato, spiega Heide Goettner Abendroth, filosofa tedesca fondatrice dell’Accademia Hagia per i Moderni Studi Matriarcali... fermomag.it

 
     
 

Tra le moso: il matriarcato che esiste - Aprile 2012

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AL CONVEGNO TORINESE CULTURE INDIGENE DI PACE, SVOLTOSI ALL’INIZIO DI MARZO, SONO STATE INVITATE DUE DONNE DELL’ETNIA MOSO, CHE VIVONO IN CINA. L’ANTROPOLOGA FRANCESCA ROSATI FREEMAN LE HA INTRODOTTE CON UNA VIVACE DESCRIZIONE DELLA LORO SOCIETÀ

Spero che la conoscenza di questa società possa avere su di voi lo stesso effetto che ha avuto su di me”, ha detto Francesca Rosati Freeman, “praticamente questa società mi ha cambiato la vita e posso dire che la posso dividere in due.... xxdonne.net

 
     
 

Gazzetta di Parma - 16 Aprile 2012

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Vivere con agio: incontro con due donne Moso di Silvia Baratella - 17 Aprile 2012

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Il 16, 17 e 18 marzo scorso si è tenuto a Torino il convegno “Culture indigene di pace” organizzato dall’Associazione Laima.
È stata un’occasione per venire a contatto con culture in cui non esiste un rapporto di oppressione tra i sessi; un’occasione che corrispondeva al mio desiderio di mettere meglio a fuoco la parzialità e la non ineluttabilità del nostro modo di vita, per poterne immaginare uno diverso e cercare di realizzarlo. L’ho colta insieme ad altre amiche, tra cui Laura Modini, con cui avevo già organizzato in Libreria l’incontro con Francesca Rosati Freeman, autrice di «Benvenuti nel paese delle donne», sulla cultura Moso... libreriadelledonne.it

 
     
 

Potere alle donne: la cultura Moso di Angela Amarante - 30 Aprile 2012

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E’ il regno delle donne, del libero amore, della pace. No, non si tratta di un concerto hippy all’aperto, ma di un villaggio di cinquantamila anime posto alle pendici dell’Himalaya, nella provincia cinese dello Yunnan, dove vive una popolazione chiamata Moso. Discendenti di una stirpe emigrata dal Tibet quasi mille anni fa, i Moso (o Mosuo) vivono di artigianato e agricoltura e praticano il buddismo. Difficilmente vedono turisti, sopraggiunti solo negli ultimi anni, e godono del loro isolamento. La globalizzazione? Roba da “occidentali”. Anzi, la cultura Moso è quanto di più lontano ci sia da quella occidentale... giornaleilreferendum.com

 
     
 

La Gazzetta di Marie Clarie - Maggio 2012

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Popoli nativi - Società Matriarcali: pace e libertà di Daniela Re e Foto di Salvatore Catalano - Luglio 2012

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Può esistere una società basata sulla condivisione di beni e decisioni, senza oppressione del maschile sul femminile?
Sì, e c'è sempre stata: facciamo il punto su una organizzazione sociale tanto rivoluzionaria quanto fraintesa.

Studiando la storia e le società tradizionali o preindustriali, si può essere indotti a credere che l'oppressione di genere, la rigidità degli schemi familiari, la mancanza di indipendenza dell'individuo rispetto alle scelte della famiglia, fossero caratteristiche imprescindibili, “naturalmente” necessarie al mantenimento della stabilità sociale. Destini votati alla sofferenza, oppressione degli uomini sulle donne, emarginazione per coloro che si allontanano dal comportamento socialmente “corretto”: sono tutti ingredienti comuni di cui è piena la letteratura, la saggistica, finanche i racconti di qualche anziano parente. Tutto porta a credere che fossero per l'epoca aspetti ineliminabili, superati solo con lo sviluppo della società industriale, che ha dato nuovo valore all'individuo. L'idea comune è che questi fenomeni oggi permangano in quelle zone del mondo che non hanno conosciuto la rivoluzione francese e il progresso economico.
Esistono invece società più egualitarie, fondate su una gestione condivisa dei beni e delle decisioni, dove il comportamento sessuale non viene punito e castrato: stiamo parlando delle società matriarcali. Non molto spazio è stato dato allo studio di questa organizzazione sociale, minoritaria ma tutt'ora esistente nel mondo. È stata “scoperta” dagli studiosi occidentali solo nell'Ottocento, anche se, nel corso degli ultimi anni, alcuni ricercatori e ricercatrici si sono appassionati all'argomento e hanno condotto interessanti indagini storiche e sociologiche.
Questa tematica è stata recentemente affrontata in un convegno svoltosi a Torino dal titolo Culture indigene di pace: donne e uomini oltre il conflitto. Il titolo dell'incontro primo nel suo

genere in Italia evidenzia la caratteristica più interessante delle società matriarcali, ovvero la riduzione del conflitto e della sopraffazione, anche in contesti di società di sussistenza. Diverse e stimolanti sono state le testimonianze di alcune rappresentanti di tali popoli che hanno dimostrato che un altro modello sociale è possibile. Ma andiamo più nello specifico ad analizzarne la struttura e l'organizzazione materna.

< Un momento del convegno di Torino, Culture indigene di pace: donne e uomini oltre il conflitto.

Una famiglia allargata
La base della società matriarcale è la famiglia allargata fondata sulla discendenza materna, il cui fulcro è l'anziana della famiglia, che amministra i beni, in genere sulla base di decisioni condivise.
La gestione dei beni primari è anch' essa condivisa o addirittura sottoposta a rotazione, mentre le competenze tecniche e i mezzi di produzione servono al benessere della società intera.
Le ragazze non abbandonano la famiglia di origine: è il marito a spostarsi. In alcuni casi non vi è coabitazione, e i figli hanno come figura di riferimento maschile lo zio e non il padre, che rimane invece nella propria famiglia di origine. L'uomo ha un ruolo di ponte tra la famiglia e l'esterno. È molto interessante notare l'assenza di segregazione sessuale e di punizione del comportamento sessuale. Si nota anche un bassissimo tasso di violenza e l'assenza di casi di stupro.
Un altro aspetto peculiare, che ha grandi somiglianze con l'educazione alla non violenza, riguarda il modo in cui vengono affrontati i conflitti, e cioè attraverso la discussione e il raggiungimento di un accordo, in maniera che la soluzione trovata sia vantaggiosa per tutta la comunità e non solo per le parti in causa. Gli episodi di violenza sono affrontati facendo appello alla mediazione di una persona ritenuta saggia. Non esiste la votazione a maggioranza, ma le decisioni vengono prese con il raggiungimento di una decisione all'unanimità. Alla logica della legge del più forte si contrappone la logica del consenso. L'economia è in generale agricola e non si producono armi.
La religione si fonda sul culto delle forze della natura, della dea madre, divinità femminile intesa come forza procreatrice di tutte le cose.

Un po' di storia
L'esistenza delle società matriarcali (o matrifocali) si perde nella preistoria. Tutto il mondo ha conosciuto una fase matriarcale, testimoniata dai ritrovamenti legati alle pratiche religiose e simboliche, che poi, in generale, è stata sostituita da civiltà patriarcali.
Di fatto questo mutamento avviene al sopraggiungere dell'età del ferro, con l'instaurarsi di società fondate sulla dominazione del genere maschile, sulla subordinazione di quello femminile, con un ruolo della donna generalmente limitato a procreatrice della discendenza di linea paterna.
Aggressività, conquista, espansione e sfruttamento sono gli ingredienti che compongono le società patriarcali, più marcati in quelle sedentarie rispetto a quelle nomadi. Il matriarcato però non si è estinto completamente. Qui di seguito, raccontiamo come vivono alcune popolazioni che pongono la donna al centro del proprio impianto sociale.

Cultura egualitaria
Il popolo Khoesan vive tra Botswana, Namibia, Sudafrica e Tanzania, ed è uno dei più antichi della Terra: sono state ritrovate tracce risalenti a quarantamila anni fa.
La sua economia è basata su agricoltura e caccia: le donne partecipano al sostentamento della comunità occupandosi della raccolta, mentre gli uomini cacciano le grandi prede. I ruoli però non sono rigidamente definiti, in quanto anche gli uomini raccolgono il cibo e le donne partecipano alla caccia di piccole prede, lasciando i mariti a badare ai bambini e alla casa. Particolarmente interessante è l'assenza di ruoli gerarchici dominanti: vi sono dei capi nella famiglia e nella tribù, ma essi non godono di posizioni privilegiate e non usano il loro status per imporre la propria volontà sugli altri membri del gruppo. Anche i guaritori non occupano posizioni predominanti.

 

Bernedette Muthien, studiosa del popolo Khoesan >

Alla logica della legge del più forte si contrappone la logica del consenso. L'economia è in generale agricola e non si producono armi.

Le decisioni vengono prese collegialmente da donne e uomini. Nell'analisi di queste comunità la differenza rispetto alle strutture patriarcali risulta evidente: in queste ultime vi è una dominazione di genere mentre nelle società matriarcali non si assiste al predominio assoluto del femminile, ma piuttosto a un protagonismo collegiale. È come se l'uomo dovesse per forza dominare l'altro genere per poter avere rappresentatività, mentre la donna risulta più incline a sviluppare una gestione paritaria del potere.

Il materno come guida
I Minankabau vivono nell'isola di Sumatra, in Indonesia, e sono la società matriarcale più grande al mondo, con oltre tre milioni di componenti. Hanno il grande merito di essere riusciti a coniugare l'Islam, religione dall'impianto fortemente patriarcale, con la loro struttura sociale, che prende il nome di adat matriarchaat. Essa prevede la discendenza matrilineare e che le funzioni governative e cerimoniali siano riservate alle donne. I Minangkabau credono che il ruolo predominante spetti alla donna perché essendo più vicina ai suoi figli influenzerà le caratteristiche dei suoi discendenti e quindi della società. La spiritualità del popolo risiede nella venerazione delle forze della natura, riuscendo a conciliare la religiosità islamica in un sincretismo originale.
Un edificio tipico del villaggio Minangkabau riassume le concezioni di questo popolo: la lungacasa», rivolta verso un monte sacro, accoglie in fondo il luogo di preghiera isla¬mico dove si insegna il corano e l'adat e dove tradizionalmente risiedono ragazzi e uomini per non competere con le loro sorelle nella proprietà del clan. Esse invece restano nella rumah gadang, casa madre adat. Di norma il marito va a vivere nella famiglia allargata della moglie. Sono le donne di casa a gestire i lavori agricoli, con la collaborazione degli uomini di famiglia. Le decisioni, come nelle altre società, vengono però prese con l'accordo generale della famiglia. La figura più carismatica della società è la Bundo Kanduang, che significa «nostra madre», un titolo regale che viene conferito alle donne anziane più influenti. Anche gli uomini possono ricoprire il ruolo di capo villaggio, ma è richiesta la discendenza materna dal capo precedente, inoltre il loro operato deve essere approvato da tutte le parenti più strette di sesso femminile.

Il paese delle donne
Nello Yunnan, regione della Cina meridionale confinante con il Tibet, vive la minoranza dei Moso, composta da appena 40 mila persone. La difficoltà dei collegamenti e l'isolamento dei luoghi, solo ultimamente raggiunti da strade asfaltate, ha preservato la piccola comunità dei Moso dall'imposizione del modello patriarcale.
Le caratteristiche principali della sua struttura sociale, oltre alle famiglie di discendenza femminile, sono l'assenza del matrimonio e, di conseguenza, della gelosia, e l'assoluta libertà nelle scelte sessuali di uomini e donne. Si osservano due piani distinti: quello della famiglia, dove è necessaria una stabilità di affetti, cure e regole, e quello della relazione tra uomo e donna. Al raggiungimento dell'età adulta, ogni ragazza ha una camera per sé, e quando si crea una coppia l'uomo va a trovare la propria amata e passa la notte con lei. Di giorno però ognuno
rimane con la famiglia di appartenenza.
Questo tipo di relazione può durare tutto il tempo che la coppia desidera. Non esistono quindi tradimenti o rIcatti tra coppIe, ma piuttosto una gestione consensuale della propria vita affettiva.
Alla luce di tutto questo, forse suonerà strano il fatto che in questa comunità la maggior parte delle unioni sono comunque di lunga durata e che questo sistema non ha prodotto, nel corso dei secoli, un disfacimento della società.
Non c'è differenza di ruoli all'interno della coppia, nel senso che entrambi i partner possono decidere di interrompere la relazione e, anche durante una lunga convivenza, è tollerato entro un certo limite il fugace «tradimento». Non avendo però vincoli rigidi derivanti dal contratto di matrimonio, le separazioni hanno poche ripercussioni, in quanto entrambi i componenti della coppia hanno alle spalle la famiglia di origine.
Inoltre, alla separazione non è data alcuna connotazione negativa. Il ruolo fondamentale della società è detenuto dalla famiglia, la cui «nonna» amministra i beni. Tutte le decisioni vengono condivise dai membri della famiglia ed al singolo/a è concesso di staccarsi e creare un altro nucleo.

Ake Dama, Francesca Freeman, Federica Carmana, Najin Lacong, Morena Luciani

I figli crescono nella famiglia materna e vengono allevati anche dai fratelli della madre. Il padre naturale non recide i legami con i propri figli, ma risiedendo in un'altra famiglia non ne condivide la quotidianità. Lo «zio» dà la stessa importanza ai figli e ai nipoti, in quanto facenti parte dello stesso clan. Anche nella gestione delle incombenze quotidiane non vi sono ruoli rigidamente suddivisi, per cui sia gli uomini che le donne fanno le pulizie e coltivano la terra.
Durante la rivoluzione culturale, le guardie rosse tentarono di imporre il matrimonio forzato, riuscendo a scalfire il modello Moso, ma solo apparentemente. Una volta andati via i soldati, infatti, la comunità riprese le antiche abitudini.
Tuttavia, quello che non riuscì a Mao forse lo otterrà il Mercato. Il governo cinese infatti ha deciso di puntare sui Moso per un turismo di massa, con tanto di agenzie turistiche che organizzano viaggi «nel paese delle donne».

Tutto ciò ovviamente ha generato una visione distorta di questa minoranza: in Cina si è creata in poco tempo la convinzione che presso i Moso viga il sesso libero.
I turisti ovviamente sono attratti da questo piccante paradiso, in cui ai loro occhi le prostitute indossano gli abiti tradizionali per procacciarsi clienti. Questa lettura falsata, come se la libera scelta della donna - ma in fondo anche dell'uomo - porti solo alla depravazione, sta creando non pochi problemi negli equilibri della popolazione.
Sopravviveranno le Moso all'incedere del turismo e dei cacciatori di amore facile? Dalla determinazione delle loro abitanti possiamo dire che ci sono delle buone speranze. Certo è che, analizzando i racconti di queste società tradizionali non oppressive, si prova un senso di pace, di armonia e di liberazione. Pur mantenendo sfumature differenti l'una dall'altra, queste popolazioni sembrano avere un messaggio comune da lasciare: guerre, violenza di genere, costrizioni morali si possono evitare, basta far governare le donne! - ( vedi articolo)


Per saperne di più

H. Goettner Abendroth, filosofa e studiosa del matriarcato:
www.gift-economy.com/articlesAndEssays/lasocietamatriarcle.html
Marija Gimbutas, archeologa ricercatrice degli archetipi femminili nelle società arcaiche: Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia 2008

P. Reeves Sanday studiosa del popolo Minangkabau: www.sas.upenn.edu/~psanday/ e www.sas.upenn.edu/~psanday/egginature.html
B. Muthien, studiosa del popolo KhoeSan:
www.engender.org.za/publications/egalitarianism.pdf
F. Rosati Freeman, studiosa del popolo Moso: www.francescarosatifreeman.com/ita/home.htmI
Associazione Laima, organizzatrice della conferenza: www.associazionelaima.it/conferenza-2012
P. Cacucci, Que viva Mexico, Feltrinelli (1998) nel capitolo «Loro che vivono nella sabbia» parla dei Kunkak, popolo matriarcale nativo del Messico.

 
     
 

Le Madri al Centro - Culture Indigene di Pace di Morena Luciani - Ottobre 2012

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Durante la primavera del 2011 un gruppo di vorticanti (1) donne italiane si è riunito sotto il sigillo antico-europeo dell'orsa di Laima, l'associazione culturale nata un paio di anni fa come tributo all' antropologa Marjia Gimbutas e alla cultura matristica. L'obiettivo era quello di raccogliere fondi per realizzare un grande evento internazionale in cui esponenti di società matriarcali tuttora viventi e studiose e studiosi che si occupano di questo tema, si potessero incontrare, mostrando e spiegando come il modello dominatore patriarcale non sia l'unico percorribile dall'umanità. Così è nato "Culture Indigene di Pace. Donne e Uomini Oltre il Conflitto", il convegno internazionale organizzato a Torino lo scorso marzo di cui sono stata curatrice insieme a Luciana Percovich (2) e Genevieve Vaughan, ricercatrice in studi matriarcali e autrice dell'economia del dono. Quasi trecento persone provenienti da tutta Italia, donne e uomini di buona volontà, un ottimo riscontro mediatico, un evento di grande convivialità che ha unito il mondo del sacro femminile con quello del femminismo, delle culture alternative e della decrescita. Perché il primo insegnamento che ci arriva dai matriarcati è che la società è un ventre materno che accoglie ogni aspetto della realtà, un mondo dove politica, economia, spiritualità e bellezza fluttuano nelle acque della vita.

Abbiamo aperto il convegno con due meravigliose donne sudafricane di etnia KhoeSan, una delle culture più egualitarie della terra. Mi sono emozionata fin dal primo momento in cui ho sentito parlare una di loro, Bernedette Muthien, qualche anno fa a Roma, una presenza forte, poetica e spirituale. Quest'anno l'ho invitata a spiegare l'Ubuntu, il concetto che permea la vita del loro popolo "Io sono perché tu sei, io sono perché appartengo, io sono perché mi prendo cura", ben diverso dal nostro "Io penso dunque sono". Ma in questo intervento si è spinta oltre e ha parlato di "rimatrizzare" la realtà, un invito a ritornare alla Madre Terra, alla parentela originaria che vede donne e uomini intrecciarsi in quella rete simbolica femminile che si nutre di equilibrio tra gli elementi naturali, di fiducia, di dono, cooperazione e condivisione dei beni, di spiritualità, rispetto e compassione nella sua accezione buddista.

L'educazione che abbiamo ricevuto ci porta a pensare che simili concetti siano solo "belle" parole, e non i presupposti su cui si fondano alcune invidiabili società, come sostiene Heide Goettner- Abendroth, madre dei moderni studi matriarcali.

Se la società patriarcale ha nel suo DNA un modello dominatore necrofilo, violento e distruttivo allora si pensa comunemente che la società matriarcale non possa che prospettare un ribaltamento in cui per par condicio siano le donne a dominare. La Abendroth, invece, dalla sue ricerche deduce che il termine matriarcato indichi "all'inizio le Madri" e non il "dominio delle Madri". Ma questa tesi è convincente? Mentre riaccompagnavo questa donna all'aeroporto sono rimasta estremamente colpita dal suo animo gentile, dal tono pacato delle sue parole.

"Insegnavo filosofia all'Università - mi raccontava - ma quando ho cominciato a rendermi conto che le società in cui le donne partecipavano attivamente agli aspetti politici, economici e spirituali erano le uniche società di pace presenti sul pianeta, ho dovuto scegliere. Nessuna Università in Germania era disposta ad approfondire il discorso sui matriarcati e così, dopo una profonda crisi, presi la decisione. Lasciai tutto e fondai Hagia, un'accademia di studio privata che si sostiene attraverso le sue attività e le donazioni". In effetti quale università occidentale sosterrebbe lo studio di un sistema che farebbe crollare la struttura gerarchica e piramidale di tutti i centri di potere, compreso il proprio?

Le culture di pace matriarcali non rispondono ad un unico modello universale, ma possiedono alcune caratteristiche comuni: la matrilinearità e quindi la discendenza e la trasmissione dei beni per via materna, la matrifocalità, cioè la collocazione all'interno del clan materno, sia nel caso in cui non esista il matrimonio come per i Moso della Cina, sia in quello in cui le coppie si sposano, come per i Minangkabau di Sumatra, e infine una spiritualità orientata al femminile che vede il mondo come Madre e lo percepisce come sacro. Le Madri più anziane dei clan sono coloro a cui sono affidati i beni più importanti, con l'onere di distribuirli equamente all'interno del gruppo così come una madre distribuisce giustamente il "cibo" tra i suoi figli. Le decisioni vengono prese con il metodo del consenso e uomini e donne si confrontano sino a trovare una soluzione che sia buona per tutte e tutti. L'analisi della Abendroth è molto interessante, ma resta indubbiamente il frutto di un lavoro di ricerca di una donna occidentale, mosso dal nostro stesso desiderio di immaginare un mondo diverso, più giusto per noi, per le nostre figlie e per i nostri figli. Così sin dal primo momento in cui mi sono virtualmente incontrata con il gruppo di donne che mi ha aiutata a realizzare quest'impresa, ho proposto di avere a Torino anche alcune/i rappresentanti di questi popoli, in modo che la filosofia si sposasse con la pratica e si potesse arrivare ad una conclusione abbastanza esaustiva di ciò che realmente si intende quando si parla di matriarcato.

L'idea di poter avere tra di noi alcune donne Moso è arrivata attraverso la conoscenza di Francesca Freeman, che venne lo scorso anno a presentarci il lavoro da lei svolto presso questo popolo. Il centinaio di persone presenti in sala non riusciva a trattenere i commenti, lo stupore e gli applausi. Le ragazze Moso incontrano i loro amati di notte, nella stanza che viene loro affidata durante l'adolescenza e al mattino gli uomini ritornano nella casa materna. I figli crescono con mamme, nonne, zii e zie, e i padri possono avere una relazione affettiva con loro, ma non se ne occupano dal punto di vista economico. A quello badano la madre e il fratello di quest'ultima. Secondo i Moso la coppia è una struttura troppo instabile per offrire una famiglia ai bambini. Si ripudia la gelosia e la violenza e si è consapevoli che un amore può finire, ma non avendo nel loro immaginario la coppia come centro ideale della collettività, le donne e gli uomini Moso possono trovarsi a vivere una relazione ventennale, tanto quanto una di tre giorni, senza che questo incida sul loro quotidiano e sulle persone che hanno intorno, in maniera distruttiva.

Peggy Reeves Sanday, antropologa americana che ha svolto una ricerca ventennale tra i Minangkabau di Sumatra ci racconta che anche qui, nonostante esista il matrimonio e la spiritualità antica conviva con la religione islamica, una donna può interrompere il matrimonio mettendo le scarpe del marito fuori dalla porta di casa e le separazioni non danno mai vita a forme di violenza.

Dopo un anno di lavoro intenso, tra visti, telefonate, richieste respinte, le nostre ospiti giungono in Italia. Ake Dama e Najin Lacong saranno le nostre rappresentanti Moso, Benedette Muthien e Jean Burgess quelle del popolo Khoesan. Russell Means, nativo americano Lakota è malato, ma ci invia un filmato che conquista tutte e tutti. Con il modo fiero, tipico degli uomini saggi del suo popolo, afferma: "Una società matriarcale non è quella in cui le donne comandano. Le donne non comandano in natura. C'è un equilibrio femminile-maschile, c'è un equilibrio femminile-maschile nell'universo, c'è un equilibrio femminilemaschile in tutta la vita". Prima del convegno trascorriamo alcune piacevoli serate con queste donne. Mangiamo, cantiamo, chiacchieriamo, dicono che noi italiane siamo molto simili a loro, che si sentono a casa. Quello che emerge dalle nostre serate informali è che loro vivono in società fluide. Hanno la libertà sessuale, ma possono stare con un uomo anche per molto tempo. Ake racconta che se un rapporto finisce non per questo deve finire l'amicizia o bambini e bambine non devono più incontrare il padre bio-logico. Najin è più giovane e non è ancora madre, ma non sembra preoccuparsene. In questo tipo di collettività le Madri, sono tutte le donne in età fertile, indipendentemente dal fatto che abbiano generato una creatura. Se non si hanno figlie/i propri, ci si prende cura dei nipoti. Jean afferma che per i Khoesan la scelta dei partner è libera, gli uomini e le donne sono considerati uguali e la parola omosessualità non esiste perché non è necessario dare un nome diverso all'amore. Mentre loro parlano, mi viene in mente la cultura gilanica di cui parla Riane Eisler, un concetto coniato dalla studiosa per indicare una società in pieno equilibrio tra uomini e donne. C'è sempre stato un fervido dibattito su quale nome scegliere per indicare questo tipo di culture. Di sicuro società di pace e gilaniche sono attributi perfetti per descriverle, ma Heide Goettner-Abendroth ha ragione, sono anche matriarcali, perché tutta l'organizzazione ruota intorno alle Madri e ai bambini e alla sessualità libera da strutture forti. Se questo centro è protetto, il clan è in equilibrio e l'aggressività, il possesso, la gelosia sono contenuti. Uomini e donne si uniscono nel ventre dell'antica Madre ancestrale, perché come ha affermato la filosofa tedesca "non dobbiamo pensare che il matriarcato siano le donne e il patriarcato gli uomini, si tratta di una diversa organizzazione sociale". E soprattutto si tratta di vedere quanto di patriarcale c'è nei nostri comportamenti, nelle relazioni che creiamo con l'altro sesso, nel modo in cui gestiamo la leadership ed educhiamo bambine e bambini, a partire dalla nascita.

NOTE: 1) Uso questo termine ispirandomi al pensiero di Mary Daly. Per vorticanti intendo le donne che spiritualmente creano Vortici all'interno del sistema dominante. Utilizzano Il Coraggio Oltraggioso per realizzare il Futuro Arcaico. 2) Luciana Percovich, attiva nel movimento delle donne dagli anni '70, docente e ricercatrice della Libera Università delle Donne di Milano, ha diretto collane di saggistica e scritto su varie riviste occupandosi di medicina delle donne, scienza, antropologia, mitologia e spiritualità femminile. Organizza conferenze e seminari sul sacro femminile insieme a noti personaggi internazionali e opera per divulgare in Italia il lavoro di studiose quali Marija Gimbutas, sulla riscoperta delle radici femminili delle civiltà storiche. associazionelaima.it

 
     
 

Album Fotografico del Convegno "Culture Indigene di Pace" Torino 16-18 marzo 2012.

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Foto di Francesca Rosati Freeman

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Convegno "Culture Indigene di Pace" Torino 2012

 

Foto di Salvatore Catalano su commissione dell'Associazione Laima

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Convegno "Culture Indigene di Pace" Torino 2012

 

A seguire le foto di Paolo Ciaberta

 

 
     
 

Titolo del Video : « Popoli di pace congresso »
Convegno "Culture Indigene di Pace" Torino 16-18 marzo 2012 .
Caricato su Yuotube da: VIDEOPOSITIVO.
Durata : 2.38 minuti.
Luogo : Torino.
Pubblicato il: 20 Marzo 2012

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Titolo: « PROMO MATRIARCHE' »
Caricato su Yuotube da: VIDEOPOSITIVO.
Durata : 1.10 minuti.
Pubblicato il: 26 Marzo 2012

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Titolo del Video : « Culture Matriarcali »
Caricato su Vimeo da: Kami.
Durata : 23.19 minuti.
Pubblicato il: 26 Marzo 2012

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Heide Goettner-Abendroth, filosofa, fondatrice dell’Accademia Hagia per i Moderni Studi Matriarcali, intervistata a Torino in occasione del convegno "Culture indigene di Pace". 16 - 18 marzo 2012.
Traduttore: Bernard Arnold. Intervista: Roberta Dho con la collaborazione di Elena Ribet.

 
     
 

Titolo del Video : Le Moso, cultura di pace
Caricato su Vimeo da: Kami.
Durata : 4.02 minuti.
Pubblicato il: 31 Marzo 2012

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Le Moso, cultura di pace from Kami on Vimeo.

Servizio del TGR Settimanale del Piemonte, andato in onda sabato 31 marzo 2012.

 
     
 

Titolo del Video : Intervista a Ake Dama e Najin Lacong
Caricato su Vimeo da: Kami.
Durata : 17.03 minuti.
Pubblicato il: 4 Aprile 2012

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Link al Video

Le due rappresentanti della popolazione Moso sono state intervistate in occasione della visita a Torino per il convegno "Culture Indigene di Pace". Raccontano della loro antica società matriarcale e matrilineare e della vita quotidiana nei villaggi dello Yunan, in Cina, ai confini con il Tibet.

 
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