Francesca Rosati Freeman, Marzo 2026.

Quando parliamo di pace, di solito pensiamo soprattutto alla pace politica, alla fine di una guerra.
Pensiamo ai negoziati, ai trattati, ad accordi politici, alla diplomazia tra gli Stati.
Pensiamo alla pace come a qualcosa che arriva dopo il conflitto.
Ma la pace non è solo assenza di guerra
Può essere una forma di organizzazione della vita.
È quello che ho trovato nel sud-ovest della Cina, attorno al Lago Lugu dove vivono i Moso, una piccola comunità di circa 40.000 persone, una società matriarcale e matrilineare non violenta in cui tutti i discendenti appartengono al lignaggio materno.

Fin dal primo viaggio, nel 2005, quello che mi ha colpita, è stata l’armonia, sia del paesaggio di una bellezza stupenda, sia delle relazioni pacifiche fra le persone che incontravo, notavo assenza di tensione, di conflitti.
E ho cominciato a chiedermi: su quali fondamenta si regge una società senza femminicidi, senza violenza coniugale, senza conflitti o discriminazione tra i sessi?

Mi chiedevo come fosse possibile organizzare una società in cui la pace venga prima della guerra.

Nelle nostre società le donne sono spesso in prima linea nei movimenti pacifisti e nelle manifestazioni contro la guerra: Le donne in nero, le donne in cammino, le madri dei soldati, le donne dell’Onu e le donne che tessono la pace 10 100 1000 piazze di donne che manifestano nelle piazze di tutta Italia con bandiere e larghi tessuti dove avranno cucito o ricamato il loro no alla guerra.
Perché sono le donne principalmente ad avere un ruolo così sentito nei confronti della pace e contro le guerre?
Non perché siano naturalmente fautrici di pace, ma perché avendo una responsabilità diretta nella cura della vita, sviluppano una sensibilità particolare verso le conseguenze della guerra.
Tuttavia sono minoritarie là dove le guerre si decidono.

Ora le società matriarcali ci mostrano che è possibile organizzare la società in modo tale che la cura della vita diventi il principio centrale della vita collettiva mettendo al centro le donne perché sono loro per prime ad avere questa responsabilità verso la vita.
E qui comprendiamo qualcosa di essenziale: La pace non dipende dal fatto che governino le donne.
Dipende dal fatto che una società sia organizzata secondo il principio materno.

Cosa vuol dire principio materno?
È un principio che non ha a che fare con la maternità biologica, non è la glorificazione della maternità ma è una filosofia dell’esistenza che mette al centro la protezione della vita, la cura, la continuità della vita, la distribuzione del potere e non l’individualismo, la competitività, la violenza o il profitto.

Il principio materno non significa che le donne comandano e gli uomini obbediscono.
Significa che la logica che organizza la società è la stessa che troviamo nella maternità: proteggere la vita, garantire continuità, prendersi cura delle relazioni.
E nelle società matrilineari le donne svolgono un ruolo centrale proprio nella costruzione della pace, non della pace politica ma della pace sociale, quella che riguarda il modo in cui una società organizza la vita quotidiana: le relazioni familiari, la crescita dei bambini, la distribuzione delle responsabilità, il modo in cui si gestiscono i conflitti.

Questa struttura riduce molto l’insicurezza e le tensioni che spesso generano violenza nelle società più individualiste: il denaro, il lavoro, le attività economiche servono prima di tutto a garantire sicurezza e stabilità alla famiglia.

Prima viene la vita.
Poi viene il profitto — se serve.
Anche gli uomini Moso partecipano a questa cultura.
Non è una questione di sesso.
È una questione di valori fondanti.

Gli uomini fanno parte della loro casa materna, non come mariti, o come padri o come proprietari, ma come zii materni, come fratelli, come membri della casa e uomini e donne collaborano alla vita quotidiana e alle attività economiche.
In questo senso la casa materna diventa un luogo non solo di stabilità e di appartenenza, ma anche di responsabilità condivisa.

Il centro della società Moso non è la coppia, ma la casa materna.
Le famiglie non sono costruite attorno al matrimonio, ma attorno a una linea di discendenza femminile.

Fra le donne c’è la madre più anziana, la Dabu che ha una certa autorevolezza. Questa autorevolezza però non deriva dal potere, ma nasce dalla responsabilità verso la vita cioè dal principio materno vissuto come guida sociale. È lei ad avere il ruolo di mantenere l’armonia, l’equilibrio fra le relazioni, non si tratta di obbedirle ciecamente, le decisioni importanti si prendono tutti insieme secondo la pratica del consenso, cioè si discute fino a quando non si trova un accordo, una pratica che previene il conflitto. Non comanda, ma orienta.

I bambini crescono circondati da una rete di relazioni stabili: madri, zie, nonne, fratelli, sorelle.

I bambini nascono e crescono nella casa della madre e appartengono alla casa materna finché vivono. Questo non significa che non si spostano, vanno a studiare o a lavorare nelle grandi città, ma quando ritornano vengono accolti nella loro famiglia d’origine.
Questo significa che l’appartenenza non viene mai messa in discussione.
In realtà la casa materna non è solo uno spazio abitativo, ma anche uno spazio di appartenenza.

Tradizionalmente nessuno lascia la propria famiglia di origine per costruirne un’altra anche se alcuni matrimoni siano stati già celebrati. Però se alcune coppie scelgono di sposarsi e fondano una nuova famiglia, questo non spezza il legame con la famiglia d’origine e la donna può sempre tornare nella casa materna, quella a cui appartiene per tutta la vita.
Questo significa che l’appartenenza non viene mai messa in discussione.

Quando i bambini crescono in un ambiente stabile, quando l’appartenenza non è mai messa in discussione, quando la famiglia non si spezza a ogni crisi della coppia, la società nel suo insieme diventa molto più equilibrata.
La pace non dipende dal fatto che governino le donne.
Dipende dal fatto che una società sia organizzata secondo il principio materno.

Il fatto che la stabilità della famiglia non dipende dalla coppia, ma dalla linea materna riduce molte tensioni che nelle nostre società nascono proprio attorno alla coppia e alla proprietà familiare.
Ma proprio questa stabilità familiare non riguarda solo la famiglia, ma diventa anche la base dell’equilibrio dell’intera comunità.

Anche la natura ha la sua parte nella costruzione della pace: Il lago è madre.
La montagna Gammu è l’antenata primordiale, è madre protettrice.
La natura è percepita al femminile.

Quando la natura non è oggetto, ma madre, quando una società non separa donna e natura difficilmente sviluppa una cultura della conquista.
In molte società contemporanee, invece, la famiglia è diventata fragile e spesso isolata, sede di violenze coniugali e domestiche e oggi le madri agli occhi di giudici e assistenti sociali diventano ostative perché pretendono che non tolgano loro i figli.

La pace non si costruisce solo nei parlamenti o nei trattati internazionali.
Si costruisce prima di tutto nella struttura della società. E le società matriarcali ci ricordano che la pace non dipende solo dalle istituzioni politiche. Dipende anche dalla qualità delle relazioni che sostengono la vita quotidiana.
Se una società è costruita sulla competizione, sulla proprietà e sul dominio, sulla gerarchia e sul controllo delle risorse, il conflitto diventa inevitabile.
Se invece una società è costruita sulla cura delle relazioni e sulla continuità della vita, la violenza perde la sua funzione.

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