di Luisa Muraro (“Metro”, Milano, 20 dicembre 2010)

Anch’io sono una lettrice affezionata della rubrica di Maria Beatrice De Caro. Mi fa conoscere storie matrimoniali di una complicazione che non immaginavo. Alle pendici dell’Himalaya esiste un popolo che non conosce l’istituzione del matrimonio. Come stanno? come fanno? A queste domande risponde il libro di Francesca Rosati Freeman, Benvenuti nel paese delle donne. Un viaggio straordinario alla scoperta dei Moso una società matriarcale senza violenze né gelosia, lo vende la Libreria delle donne di Milano. I
l titolo dice molte cose. In pratica, i Moso vivono stabilmente nella cerchia familiare delle nonne, delle madri, delle sorelle.
Quando una ragazza diventa adulta, ha una camera tutta sua dove riceve, con discrezione ma non di nascosto, il suo innamorato che la mattina se ne va per tornare nella famiglia d’origine. I doveri di lui sono verso quest’ultima. Qui fa da padre ai figli delle sorelle, i suoi figli crescono nella famiglia materna. Le coppie durano quanto il loro amore o affetto, che può essere pochi giorni o un’intera vita. Finchè durano, la fedeltà è richiesta anche se non imposta. In quel popolo non ci sono regole rigide, ma la gelosia è vista male.
Dobbiamo imitare i Moso? No, non sarebbe possibile perché una cultura non si cambia come un vestito. Ma possiamo imparare da loro. Che cosa? Il valore della fedeltà, per esempio: finchè sei impegnato con una persona, restarle fedele conviene a entrambi perché valorizza l’uno e l’altra. Più di ogni altra cosa dai Moso viene un messaggio che non ci è nuovo: la potenza della relazione materna. I Moso, forse più saggi di noi, ne hanno fatto l’asse portante della loro civiltà.

 

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