Di sandraluigia (La Repubblica 25 luglio 2010)
Yunnan, quasi Tibet. Sulle sponde del lago Lugu si insediano i villaggi dei Moso, che da più di duemila anni solcano le cristalline lacrime della dea Gammu, navigando su mangiatoie di legno a remi, scavate in tronchi d’albero.
Vivono in armonia con la natura e la loro lingua non contempla le parole guerra e matrimonio. Non si tratta di un’antica leggenda cinese, bensì dell’appassionante relato dei viaggi di studio che Francesca Rosati Freeman ha realizzato, tra il 2005 ed il 2008, alla scoperta di una singolare minoranza etnica, in cui vige un’organizzazione socio-economica matriarcale, unica al mondo.
Amalgamando sapientemente il genere etnografico ed il récit de voyage, l’autrice cattura il lettore fin dalla prima pagina, per accompagnarlo lungo un viaggio ricco non solo di emozioni, ma anche di conoscenze storiche, economiche e sociali. Attraverso l’osservazione di una popolazione talmente ridotta da non essere ufficialmente riconosciuta dal governo cinese come una minoranza etnica autonoma, l’autrice evoca magistralmente l’immagine della Cina millenaria, dei regni mongoli, delle religioni pre-buddiste, ma tratta anche della rivoluzione culturale maoista e delle tristemente celebri politiche demografiche restrittive, senza tralasciare il più recente boom economico che oggi imprigiona i Moso nel paradosso della scelta obbligata tra tradizione e modernità.
Sebbene la resistenza pacifica e determinata dei Moso ai tentativi di disgregare la loro peculiare organizzazione sociale sia stata efficace per molti secoli, la promozione del turismo e di programmi internazionali di cooperazione allo sviluppo minaccia dall’interno la sopravvivenza del matriarcato. Per quanto tempo ancora le terre coltivate resteranno di proprietà comune ed i proventi del lavoro dei membri della famiglia saranno gestiti dalla dabu (matriarca)? Per quanto tempo ancora le coppie preferiranno l’unione itinerante al matrimonio e la separazione della vita affettiva da quella familiare ed economica? Come salvaguardare il culto della montagna sacra, la grande madre creatrice, e quello degli antenati; l’ecosistema del lago Lugu o la lingua autoctona?
Il sistema sociale Moso si fonda su un’organizzazione familiare solida, che prevede la trasmissione matrilineare del patrimonio e la coabitazione dei membri consanguinei di discendenza materna. Questo significa che i nuovi nati vivono presso la casa della madre, dove gli zii materni svolgono il ruolo del padre biologico e sono responsabili, insieme agli altri membri della famiglia, della loro educazione e del loro sostentamento economico. Per questo motivo, le coppie vivono la loro relazione sentimentale in maniera itinerante, cioè si incontrano a sera inoltrata nella camera dei fiori, che le ragazze hanno a loro disposizione nella propria casa una volta raggiunta l’età adulta. Sopraggiunta l’alba, gli innamorati si separano ed i partners ufficiali o occasionali tornano alle loro famiglie, per affrontare una nuova giornata di lavoro. Uomini e donne si dedicano sia all’attività agricola che a quella commerciale e condividono equamente le faccende domestiche. Insomma, il funzionamento di questa sorprendente società si basa sulla relazione non gerarchica tra i sessi, tanto nella vita intima quanto in quella pubblica.
Da molti secoli, i Moso praticano la cooperazione, rifiutano la violenza e guardano con sospetto l’arricchimento personale e l’individualismo. Al possesso della persona amata preferiscono la libertà sessuale, anteponendo il rispetto alla gelosia. Questo popolo, suggerisce l’autrice, ci mostra che l’inesistenza del matrimonio e della famiglia nucleare non è sinonimo di disordine morale e che la società matriarcale non può essere definita come l’equivalente femminile del patriarcato. Dalle remote cime del Sud-Ovest della Cina, Francesca Rosati Freeman, alza lo specchio sull’Europa e ci obbliga a ripensare la nostra società in una prospettiva spazio-temporale che sorvola vasti territori ed epoche storiche, per relativizzare le istituzioni che appaiono come le più universali.
Benvenuti nel paese delle donne. Un viaggio straordinario alla scoperta dei Moso, una società matriarcale senza violenze né gelosie.
(Francesca Rosati Freeman, 2010, XL Edizioni, Roma, pag.182)
